fbpx

Shampoo solido: il compagno di viaggio perfetto che ama l’ambiente

Tutti hanno una valigia di fiducia. Quella che: “Prendo questa per andar via due giorni, tanto per un weekend fuori casa basta e avanza!!”. Puntualmente quella è la stessa valigia che, una volta sistemati i vestiti, le scarpe, la piastra, il beauty e le pochette varie, non si chiude mai! E allora cosa si tende a fare? Si rinuncia sempre a qualcosa. Tra le cose che, dopo un’attenta selezione, restano a casa, in genere c’è lo shampoo liquido; spesso troppo ingombrante nel flacone originale e a rischio apertura durante gli spostamenti, anche nei formati da viaggio.

Un’alternativa tascabile, pratica, leggera e perfetta anche per viaggiare con noi in aereo nel bagaglio a mano e sostenibile da un punto di vista ambientale è lo shampoo solido. In commercio se ne trovano davvero tanti e adatti ai diversi tipi di chioma; spesso ci colpiscono per forma e per colore.

Ma cosa sappiamo sullo shampoo solido? E quello liquido lo conosciamo davvero?

Procediamo con ordine: dal prodotto liquido per provare a capire meglio quello solido.

Se uno shampoo liquido dovesse dichiarare le proprie generalità?

La formula tipo di uno shampoo liquido prevede:

  • Acqua
  • Tensioattivo primario: è il responsabile della dissoluzione dei lipidi di superficie e dello sporco ambientale depositato su capelli e cuoio capelluto; contribuisce alla formazione di schiuma abbondante durante il massaggio sui capelli bagnati.

Esempi: Sodium Laureth Sulfate, Sodium Cocoil Glutamate.

  • Tensioattivo secondario: viene aggiunto al primario per aumentare la delicatezza della detersione.

Esempi: Sodium Cocoamphoacetate, Coco Glucoside.

  • Sostenitore di schiuma: è in grado di conferire volume, stabilità, compattezza e finezza alla schiuma prodotta dal sistema tensioattivo.

Esempi: Cocamidopropyl Betaine, PEG-120 Methyl Glucose Dioleate.

  • Condizionante: riduce la carica elettrostatica dei capelli, li idrata, ne aumenta la lucentezza, li rende morbidi al tatto e ne migliora la pettinabilità.

Esempi: Cetrimonium Chloride, Poliquaternium-10, Diasteroyletyl Dimonium Chloride.

  • Viscosizzante: contribuisce all’ottenimento di una viscosità tale da consentire un’adeguata distribuzione dello shampoo dal contenitore alla mano, la sua diluizione con l’acqua ed un facile massaggio sui capelli, ma senza colare sugli occhi.

Esempi: NaCl, Xanthan Gum, PEG-150 Distearate.

  • Conservante: protegge il prodotto dalla contaminazione microbica ed è fondamentale per i cosmetici su base acquosa. L’acqua, infatti, costituisce un ambiente favorevole alla crescita dei microrganismi; a maggior ragione in un prodotto come lo shampoo, che viene impiegato sotto la doccia, con possibilità di diluizione con acqua di rete e in ambiente caldo.

Esempi: Benzyl Alcohol, Sodium Beanzoate, Potassium Sorbate, Ethylparaben.

  • Chelante: sostanza in grado di legare ioni metallici, formando complessi stabili solubili in acqua; in questo modo, gli ioni metallici non sono più disponibili per reazioni indesiderate che potrebbero influire negativamente su stabilità e sicurezza del cosmetico. In più, il chelante potenzia l’azione antimicrobica del conservante.

Esempi: Disodium EDTA, Sodium Phytate.

  • Ingredienti funzionali: sono i responsabili dell’attività di un determinato shampoo. Basti pensare agli antiforfora come il Piroctone Olamine, agli estratti vegetali di ortica e bardana seboequilibranti, agli idrolizzati proteici ad azione idratante, al ginseng e all’acido azelaico impiegati per capelli fragili e tendenti alla caduta.
  • Additivi ottici: si tratta di coloranti, opacizzanti e sostanze perlanti perché si sa: anche l’occhio, spesso, vuole la sua parte!
  • Correttore di acidità: equilibra e mantiene il pH della formulazione nell’intervallo 5-7. Tale range tiene conto del fatto che il pH del cuoio capelluto è di circa 5,5-6. I correttori di acidità più comunemente impiegati sono l’acido citrico e l’acido lattico.
  • Profumo: migliora il profilo sensoriale dello shampoo, rendendone più piacevole l’applicazione.

E lo shampoo solido? È uno shampoo a tutti gli effetti?

La risposta è sì. Sia lo shampoo solido che lo shampoo liquido, infatti, sono formulati con tensioattivi e principi attivi indicati per la realizzazione di un prodotto con prestazioni e pH specifici per la cura e la detersione dei capelli. Come precedentemente accennato, l’intervallo ottimale di pH per una formulazione di questo tipo è tra 5 e 7. Quando il pH dello shampoo è inferiore a 7, infatti, le squame del capello si richiudono, rendendo la nostra chioma lucida e più facilmente pettinabile. Al contrario, quando è superiore a 7, le squame tendono ad aprirsi e i capelli appaiono opachi e più difficili da districare.

Non c’è proprio alcuna differenza con lo shampoo liquido?

La differenza più immediata all’occhio è la forma: lo shampoo solido (neanche a dirlo!) è solido, perché è dalle differenze banali che si parte, per provare a comprendere meglio i dettagli.

La forma solida è legata al fatto che questa tipologia di shampoo contiene percentuali elevate di tensioattivi, burri, oli e una quota molto bassa di acqua. Questo cosa determina?

  • L’elevato contenuto di tensioattivi, burri e oli rende lo shampoo solido un prodotto molto più concentrato rispetto a quello liquido: con circa 250gr di shampoo, è possibile lavarsi i capelli circa 80 volte! 
  • Il ridotto contenuto di acqua risulta, invece, importante da un punto di vista microbiologico: l’acqua libera rappresenta, infatti, l’ambiente ideale per la crescita e lo sviluppo dei microrganismi. Per tale motivo, nelle formulazioni su base acquosa risulta indispensabile l’impiego di conservanti. Vantando un così ridotto contenuto di acqua, gli shampoo solidi sono spesso formulati senza l’aggiunta di conservanti. Molti prodotti presenti sul mercato vengono, infatti, promossi come self-preserving; sono quei cosmetici in cui si tenta di trovare il giusto equilibrio tra gli ingredienti contenuti nella formula, al fine di ridurre al minimo l’impiego di acqua e, di conseguenza, di conservanti. Anche se, è bene considerare sempre che, avere un prodotto formulato con un ridotto contenuto di acqua, non implica necessariamente che questo non necessiti di conservazione, soprattutto perché molti cosmetici vengono conservati in bagno, un ambiente in cui le condizioni possono diventare calde o umide.
Considerata la forma solida, è un sapone?

In questo caso, dipende. Il sapone è chimicamente definito come un sale alcalino di acidi grassi a lunga catena e viene realizzato mediante un processo noto con il termine di saponificazione. Nella pratica? Si fanno reagire a caldo grassi animali (sego, sugna, cera d’api) o vegetali (olio di cocco, olio di oliva, olio di mandorla) con una base come l’idrossido di sodio (NaOH). Quest’ultimo non si utilizza puro, ma viene disciolto in acqua distillata o deionizzata per formare la cosiddetta lisciva. È proprio l’impiego di NaOH a determinare il pH basico tipico del sapone (pH=8-9). Lo shampoo solido altamente concentrato (descritto nel paragrafo precedente) viene generalmente ottenuto per compattazione degli ingredienti e presenta quindi un pH tra 5 e 7, ben lontano dal pH del classico sapone solido. Esistono, tuttavia, shampoo solidi ottenuti per saponificazione che, di conseguenza, presentano il pH basico caratteristico del sapone solido. Per questa tipologia di shampoo solido, è quindi indispensabile utilizzare un balsamo o effettuare un ultimo risciacquo acido con aceto, limone o idrolati a scelta. L’obiettivo è quello di riportare il pH di cute e capelli ai valori ottimali (pH inferiore a 7), al fine di favorire la chiusura delle squame, rendendo la chioma lucida e più facile da districare.

Come lo riconosco uno shampoo solido ottenuto per saponificazione?

Dall’etichetta. Tra gli ingredienti troverò, infatti, l’idrossido di sodio (Sodium Hydroxide) preceduto da uno o più oli, quali ad esempio l’olio d’oliva (Olea Europea Fruit Oil) o l’olio di cocco (Cocos Nucifera Oil). In alternativa, l’ingrediente potrebbe essere riportato come risultato della reazione tra l’idrossido di sodio e l’olio di questione: ad esempio, Sodium Olivate (sapone dall’olio di oliva) o Sodium Cocoate (da olio di cocco).

Passando alla pratica, come si usa lo shampoo solido?

A prescindere dalla metodica di preparazione (compattazione o saponificazione), si può scegliere di passare lo shampoo direttamente sui capelli bagnati oppure di inumidirlo e frizionarlo prima tra le mani, per farlo schiumare. È sempre buona norma non eccedere con la schiuma: soprattutto per evitare di sprecare prodotto inutilmente! A questo punto, si procede come con il classico shampoo liquido, massaggiando delicatamente cute e capelli e risciacquando con acqua.

Come evidenziato in precedenza, per lo shampoo solido ottenuto per saponificazione, è fondamentale concludere il lavaggio utilizzando un balsamo o effettuando un ultimo risciacquo acido.

Se invece si impiega uno shampoo solido ottenuto per compattazione degli ingredienti, non occorre effettuare alcun risciacquo acido, anzi, essendo presente una forte componente condizionante, a volte è possibile rinunciare anche all’utilizzo di un balsamo, ottenendo comunque risultati soddisfacenti.

E come si conserva?

La conservazione dei prodotti solidi è un aspetto da non sottovalutare: il prodotto deve rimanere asciutto e non a contatto con l’acqua che tenderebbe a scioglierlo e che …ripetiamo insieme: “Rappresenta un ambiente favorevole per la crescita e lo sviluppo dei microrganismi!”

Quindi, perché dargli una possibilità?

Perché è uno shampoo che ama viaggiare: è leggero, occupa pochissimo spazio ed eviterà quelle inaspettate (ma non troppo) fuoriuscite di liquido dalla pochette da viaggio; per la sua natura solida, inoltre, potrà essere imbarcato tranquillamente anche in aereo nel bagaglio a mano. 

Perché è sicuramente uno shampoo che ama l’ambiente: permette, infatti, di evitare l’uso di flaconi in plastica, prediligendo packaging in cartoncino riciclato; riduce il consumo di acqua impiegata nella formulazione; in più, consente un numero di lavaggi superiore, se paragonato al tradizionale shampoo liquido.

E da ultimo, ma non meno importante, perché solo provandolo potremo capire se è il prodotto in grado di soddisfare o meno le esigenze della nostra chioma!

FONTI

Manuale del Cosmetologo II edizione- 2014 Tecniche Nuove

Come sono fatti i cosmetici, Giulia Penazzi, Edra S.p.A.

https://www.cosmeticaitalia.it/export/sites/default/education/il-valore-scientifico-del-cosmetico/SCIENZA_BELLEZZA_FINALE-DEF.pdf

5 4 votes
Article Rating
Dott.ssa Elena Pascucci

Laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche. Master di II livello in Scienza e tecnologia cosmetiche. Si occupa della stesura di articoli di dermocosmesi.

Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments