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D-dimero: marker diagnostico

 

Il d-dimero è un prodotto di degradazione dei polimeri stabilizzati di fibrina, proteina responsabile della formazione di coaguli all’interno dei vasi sanguigni.

 

Il D-dimero è un marker indiretto di fibrinolisi e turnover di fibrina; questa molecola esibisce proprietà uniche come marker biologico di anomalie emostatiche e indicatore di trombosi intravascolare.

La generazione del D-dimero richiede l’attività di 3 enzimi: trombina, fattore attivato XIII (fattore XIIIa) e plasmina. Il processo inizia quando la trombina generata dalla coagulazione converte il fibrinogeno (precursore della fibrina attivato dalla lesione ai vasi sanguigni) in monomeri di fibrina che viene stabilizzata dall’interazione con il fattore XIIIa (attivato dalla trombina). Dal momento che la fibrina non è normalmente presente nel sangue come tale, la presenza in circolo di D-dimeri e degli altri prodotti di degradazione della fibrina attivata implica una precedente attivazione della cascata coagulatoria ed un’attivazione primitiva della fibrinolisi. D-dimeri e FDPs (prodotti di degradazione di fibrina e fibrinogeno) sono presenti e misurabili, seppur in bassissima concentrazione, anche in soggetti perfettamente sani, poiché i vari fattori pro-coagulanti e anticoagulanti si trovano in una condizione di perfetto equilibrio omeostatico.

La misurazione dei valori di D-dimero viene utilizzata, in regime di urgenza, in diverse condizioni patologiche:

Trombosi venosa profonda

Embolia polmonare

Coagulazione intravascolare disseminata

Tromboembolismo venoso

Va detto infatti che i segni e i sintomi di tali patologie non sono affatto specifici e pertanto il loro sospetto su base clinica deve essere sempre confermato da risultati di test diagnostici oggettivi.

Valori normali di D-dimero:

Valori inferiori od uguali a 500 ng/mL Fibrinogen Equivalent Units (FEU); la soglia diagnostica può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso. Inoltre, i diversi metodi utilizzati nei laboratori ospedalieri per misurare quantitativamente il D-dimero rendono i risultati non confrontabili.

Valori alti

I valori di D- dimero aumentano in tutti i casi in cui sia presente fibrino formazione o fibrinolisi.

Condizioni associate ad un aumento dei D-dimeri (DD):

Condizioni fisiologiche

Età avanzata

Periodo neonatale

Gravidanza (e puerperio) fisiologica

Condizioni patologiche

Tumori

Post-intervento chirurgico

Traumi

CID

Tromboembolismo venoso

Cardiopatia ischemica

Stroke

Infezioni

Arteriopatia periferica

Scompenso cardiaco congestizio

Crisi emolitiche nell’anemia falciforme

Emorragie subaracnoidee ed ematomi sottodurali

Ustioni estese

ARDS

Malattie epatiche

Malattie renali

Terapie

Terapia trombolitica

 

La presenza di un D-Dimero elevato può provocare una serie di sintomi secondari, che un bravo medico saprà interpretare in tal senso pur essendo spesso generici o non presenti tutti contemporaneamente. Una persona con il valore alto potrebbe infatti avvertire dolore più o meno persistente agli arti inferiori, concentrato principalmente su una sola gamba e costante nel tempo.

Inoltre, potrebbe notare del gonfiore nella zona, capace di sfociare in veri e propri edemi dolenti e duri, e una decolorazione della pelle. Si tratta di elementi collegati che dovrebbero subito far pensare a un malfunzionamento del sistema circolatorio. Inoltre, in casi meno frequenti potrebbe manifestarsi fiato corto e affaticamento nel respirare anche in situazioni di riposo, tosse con presenza di muco e sangue rosso ed evidente, dolore al petto diffuso e aumento della frequenza cardiaca e respiratoria. In tal caso è possibile che sia sopravvenuta un’embolia polmonare e sia necessario intervenire con estrema tempestività per evitare il decesso imminente del paziente.

 

D-dimero e SARS Covid-19

In uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet, è stato evidenziato come alti livelli di D-dimero al momento del ricovero di pazienti contagiati dal virus SARS Cov-2 sono stati associati ad un rischio di morte più elevato. Circa il 90% dei pazienti ricoverati con polmonite presentava una maggiore attività di coagulazione, caratterizzata da un aumento delle concentrazioni di d-dimero. Di conseguenza, gli anticoagulanti ora sono raccomandati in molti protocolli e linee guida sia per uso terapeutico che per uso profilattico in modo da impedire eventi trombotici in pazienti con l’infezione severa da COVID-19 ed alti livelli di D-dimero.

Concludendo, il test del D-dimero è clinicamente utile come marker biologico per verificare meccanismi di coagulazione alterati in grado di causare pericolose condizioni e malattie.

 

Fonti:

d dimer review – PMC – NCBI (nih.gov)

Dott.ssa Elena Tarabella

Farmacista di professione, ma con una profonda passione per la divulgazione scientifica.

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