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COME DISTINGUERE LA DEPRESSIONE POST PARTUM DALLA MATERNITY BLUES?

Che cos’è la depressone post partum?

La depressione post partum (DPP) è un disturbo che colpisce, con diversi livelli di gravità, le neomamme ed esordisce generalmente tra la 6ª e la 12ª settimana dopo la nascita del figlio.

La neo-mamma si sente triste senza motivo, irritabile, tendente a crisi di pianto e senso di inadeguatezza. 

Si tratta a tutti gli effetti di una depressione unipolare che si distingue dalle forme più classiche di quest’ultima essenzialmente per il particolare periodo di insorgenza (da un mese a un anno dopo la nascita del bambino).

Maternity blues o sindrome del terzo giorno

La DPP deve essere distinta da un’altra reazione piuttosto comune, denominata “baby blues” (“blues” significa malinconia), che comporta una indefinibile sensazione di malinconia, tristezza, irritabilità e inquietudine, dove vede il suo picco 3-4 giorni dopo il parto per poi svanire nel giro di pochi giorni, generalmente entro i primi 10-15 giorni dal parto. La sua manifestazione è dovuta principalmente al drastico cambiamento ormonale nelle ore successive al parto (crollo degli estrogeni e del progesterone) e alla spossatezza fisica e mentale dovuta al travaglio e al parto e può verificarsi in oltre il 70% delle madri.

Sintomi del “baby blues”

Tra i sintomi del baby blues rientrano:

  • Umore instabile
  • Ansia e nervosismo
  • Tristezza non giustificata
  • Irritabilità
  • Pianto improvviso e immotivato
  • Difficoltà di concentrazione
  • Disturbi del sonno (insonnia o sonni agitati)

Sintomi della depressione post partum

Per poter parlare di depressione post partum devono essere presenti due o più dei seguenti sintomi (in particolare, il calo del tono dell’umore e dell’autostima, l’ansia e i sentimenti negativi nei confronti del bambino) a un’intensità tale da compromettere un accettabile livello di benessere psicofisico e l’esecuzione delle attività abituali:

  • Profonda tristezza e sconforto per gran parte della giornata, senza giustificazione
  • Sensazione di non avere energia e di non essere in grado di accudire il bambino
  • Perdita di interesse nelle attività abituali e incapacità di trarre piacere da circostanze o situazioni di norma stimolanti e gradevoli
  • Forti sbalzi di umore e pianto immotivato
  • Desiderio di isolamento dai familiari, compreso il bambino
  • Variazioni dell’appetito, con conseguente significativa perdita/aumento di peso (oltre 5 kg), non legate a diete o malattie specifiche
  • Difficoltà ad addormentarsi o a dormire a sufficienza (sonni agitati o risvegli precoci) oppure aumento del bisogno di dormire, anche durante il giorno
  • Agitazione e ansia
  • Calo dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità; senso di colpa persistente e immotivato, soprattutto nei confronti del bambino
  • Diminuzione delle capacità di concentrazione e dell’efficienza intellettiva
  • Calo del desiderio sessuale
  • Pensieri di morte ricorrenti
  • Problemi fisici privi di cause riconoscibili e che, spesso, non rispondono alle terapie di norma utilizzate per contrastarli (dolore articolare, mal di testa, crampi addominali, disturbi digestivi, vertigini ecc.)

Il trattamento della depressione post partum, talvolta, richiede il ricovero della mamma o l’allontanamento temporaneo del bambino, finché la situazione non migliora.

 Esistono metodi diagnostici per la DPP?

Esistono strumenti di screening, per esempio l’Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) o Scala di Edimburgo, un questionario di 10 item concepito come strumento di screening per migliorare l’individuazione della depressione post natale, che intendono raccogliere informazioni sui fattori che influenzano il benessere emotivo delle neomamme e delle loro famiglie.
l’EPDS è stato tradotto in oltre 20 lingue diverse.

L’EPDS, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri mostrava che la depressione postnatale, è un disturbo comune che causa molta sofferenza inutile alle donne e alle loro famiglie e che tale depressione poteva influenzare negativamente lo sviluppo e l’accudimento del bambino, la continuità del matrimonio e l’economia della famiglia.

A ogni donna che risulta positiva dovrebbe essere data l’opportunità di avere un colloquio clinico e un ulteriore approfondimento, generalmente entro 2 settimane.

Cosa bisogna fare non appena ci si accorge del problema?

Spesso parlare con una persona fidata è già un sollievo, come ad esempio con il proprio partner o familiari. Se il problema continua è bene parlarne anche con il proprio medico di fiducia. Il problema non si risolve da solo ignorandolo o nascondendolo. Al contrario, una depressione a lungo trascurata è causa di grande sofferenza sia per la donna che la vive, sia per il suo bambino che non riceve le cure e l’affetto di cui ha bisogno per crescere sano e felice. 

Dalla serenità della madre dipende quella del proprio piccolo e viceversa.

Fonti:

  • http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=154&area=Disturbi_psichici 
  • Tiffany Field, Postpartum depression effects on early interactions, parenting, and safety practices: a review, «Infant Behavior and Development», 2010, vol. 33, n.1, pp. 1-6.
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Dott.ssa Valentina Circiello

Farmacista di professione, ma con una grande passione per la divulgazione scientifica.

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