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L’igiene non è antica quanto credevi… O forse si?

Le buone pratiche igieniche a cui siamo abituati oggi, come il lavaggio delle mani o la doccia anche tutti i giorni, non sono da dare per scontato. Mai come oggi l’umanità ha passato un periodo così virtuoso (anche se purtroppo ancora non siamo esenti dalle pandemie, nonostante tutto). L’igiene personale è qualcosa di fondamentale oggi, sia per quel che riguarda la salute pubblica che i nostri rapporti sociali. Siamo abituati ad essere puliti e profumati, ma non è sempre stato così.
Abbiamo numerose notizie su quanto fossero attente le antiche civiltà come quella Egizia o quella Araba, per quel che riguarda l’igiene personale. A modo loro e con i mezzi offerti
dalla natura, si cercava di mantenere un ordine sociale che comprendesse anche la pulizia, al fine di limitare il dilagare di epidemie.
Abbiamo anche un grande riscontro igienico nella cultura romana antica, ma per qualche
motivo, abbiamo attraversato secoli bui, nei quali le epidemie hanno davvero dominato la
scena.
Cosa è cambiato durante la storia dell’umanità? Cosa ci ha portato ad essere “igienicamente moderni”?
Facciamo un breve excursus sulle nostre condizioni igieniche nei secoli, anche per
ricordarci quanto oggi diamo per scontati altissimi standard di pulizia che, in realtà, non
sono sempre stati così immediati.

ANTICO EGITTO

La maggior parte delle informazioni riguardanti le pratiche igieniche, mediche e di bellezza del Popolo Egizio, sono riportate nei Papiri Antichi come quello di Ebers, veri e propri trattati scientifici sempre avvolti nel mistero.
La purificazione del corpo, nell’ideologia Egiziana, era strettamente interconnessa con quella dell’anima e ciò avveniva mediante la pulizia. Questo popolo era definito anche dalle altri civiltà come modello di igiene e raffinatezza. Lo stesso Erodoto descriveva gli Egiziani come esempio di igiene da seguire: “Preferiscono essere puliti piuttosto che belli. Indossano vesti di lino sempre fresche di bucato”.
La figura del faraone, elevata a potenza divina, era sottoposta ad un fondamentale rituale igienico ogni mattina per poter espletare appieno i poteri concessi dall’alto. Questo rituale, che denota come gli Egizi correlassero fortemente la cosmesi alla magia e alla sacralità, veniva chiamato “cerimonia di toeletta” ed era diviso in tre fasi, ognuna con un significato magico e religioso differente.
Il popolo egiziano era dunque un vero modello antico di rigore ed igiene, tanto che sono a noi pervenute molte ricette come quella dei famosi bagni esfolianti di Cleopatra in latte e farina d’avena.

ANTICA ROMA

I Romani sono da sempre stati esempio del mantra: “mens sana in corpore sano”. Nella cultura imperiale era di fondamentale importanza la Toeletta, un rituale che prevedeva lunghi bagni i quali, a loro volta, precedevano la Lavatio (vero e proprio atto di pulizia). I prodotti lavanti erano piuttosto differenti da quelli che conosciamo oggi, poiché si lavorava direttamente con la natura, senza processazioni chimiche. Lo Struthium era la sostanza più utilizzata per lavare il proprio corpo e, non a caso, era un estratto della radice della Saponaria Gypsophila struthium, contenente alte concentrazioni di saponine. La sua capacità di spumeggiare in acqua, in modo simile al sapone moderno, permetteva ai Romani di utilizzarlo a scopo detergente.
La diligenza che i Romani impiegavano nella pulizia si contestualizzava nelle Taerme, che costituivano il luogo fisico e di aggregazione in cui concretizzare il culto del bagno. Il personaggio più noto per la sua “pulizia e bellezza” nell’antica Roma fu Poppea Sabina, moglie di Nerone. La ricetta del suo bagno miracoloso consisteva nell’utilizzo di acqua bollente alla quale venivano aggiunti particolari ingredienti secondo una sequenza specifica: sale, bicarbonato, latte d’asina e miele. Il tocco finale consisteva nell’aggiunta di olio d’oliva e petali di rosa.

MEDIOEVO

Nonostante il Medioevo sia stato un periodo pestilenziale e segnato da sporcizia, promiscuità ed epidemie, nell’ambito del ceto abbiente era molto importante lavarsi: molto più importante di quello che sarebbe stato durante il Rinascimento. Ad ispirazione romana, i bagni erano lunghi rituali durante i quali si poteva chiacchierare o praticare un hobby. In molte tenute antiche, vicino alle cucine, erano addirittura presenti camere riservate alle dame che amavano passare il tempo socializzando durante il bagno.
A decretare la chiusura definitiva dei bagni pubblici fu la Peste Nera del 1348 dal momento che si era diffusa l’assurda convinzione che il morbo potesse penetrare più facilmente attraverso i pori della pelle dilatati dal calore. Fu un grosso colpo per l’igiene del popolo, soprattutto perché la reperibilità dell’acqua era molto difficile in un contesto di città sovraffollate e sfornite dei servizi basilari ad una vita normale.
L’idea che l’acqua portasse morbo era talmente radicata che il bagno completo poteva essere fatto al massimo due volte nell’arco della vita e si preferiva, invece, lavare gli indumenti una volta al mese (dal momento che le vesti rappresentavano una protezione del corpo dalla malattia esterna).
I bagni, quando venivano fatti, segnavano nuove fasi della vita e si collocavano essenzialmente prima del matrimonio e dopo la morte.

‘700 ED ‘800

Dal Medioevo l’igiene personale non aveva fatto progressi: l’utilizzo dell’acqua era un tabù e, spesso, fare il bagno significava anche rischiare di morire, soprattutto per le classi sociali più povere. Non era abitudine (e nemmeno consigliato) lavarsi troppo spesso, per non incappare nell’insorgenza di malattie come le broncopolmoniti, poiché riscaldamento ed asciugacapelli non esistevano o non erano accessibili a tutti. Era preferibile passare il corpo con una spugna, in modo abbastanza svelto, al massimo una volta a settimana. Per gli aristocratici la pulizia era generalmente più semplice, perché si potevano lavare in tinozze di acqua riscaldata nella quale, in seguito, si lavavano anche i servi. Il popolino invece doveva recarsi negli inquinati fiumi e corsi d’acqua per potersi lavare in modo completo, seppur questo venisse fatto di rado.
Pare che il poeta Giacomo Leopardi abbia fatto solo due bagni nel corso della sua vita!
Fu anche per questo motivo che la profumeria divenne tanto importante: si riteneva che il profumo purificasse e tenesse lontane numerose malattie. Per questo motivo, si abusava letteralmente dei profumi. Tutto veniva impregnato con essenze per coprire odori sgradevoli: un palliativo all’irrimediabile fetore.

QUANDO FINALMENTE CI SIAMO LAVATI

Fino almeno al primo dopoguerra, in pochi conoscevano o venivano realmente a contatto con i prodotti chimici, tanto che il primo prodotto noto al grande pubblico fu il sapone.
Proprio grazie all’incontro della popolazione con il sapone, la rivoluzione industriale ci ha aiutati a superare pandemie come la Spagnola grazie alla semplice pratica dell’igiene personale.
Due scienziati intuirono l’importanza del mercato chimico e di cura della persona come potenzialità di sviluppo industriale su larga scala: Henkel e Lever. Il primo sperimentò i saponi al silicato di sodio, diminuendo il contenuto di sostanze grasse, e migliorandone la detergenza. Lever, dal canto suo, iniziò ad utilizzare gli oli vegetali in alternativa ai grassi animali, per ottenere il sapone. Proprio grazie alla maggiore accessibilità di prodotti chimici ed allo sviluppo tecnologico, il concetto di igiene personale mutò, portandoci alla modernità che conosciamo oggi.

BIBLIOGRAFIA

Arnaldo Casali – Igiene d’altri tempi.
Giuliano Imperiali, L’antica medicina egizia, Xenia, 1995.
Fullonica di Emilio Magaldi – Enciclopedia Italiana 1932.
Raimondo Villano, La Cosmesi nell’Antica Roma.
Almanacco Italiano, 1911 – Cura della bellezza.

Dott.ssa Gaia Bellonzi

Laureata in CTF e Master di II livello in scienza e tecnologie cosmetiche

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