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Vaiolo: il primo vaccino obbligatorio

Il tema vaccinazione, di questi tempi, scotta! Covid-19 sta mettendo alla prova il nostro fisico ma anche le nostre menti e le nostre opinioni. Sembra che ci sia una certa resistenza dell’opinione pubblica verso i nuovi vaccini per molte e svariate ragioni e sembrerebbe che non sia la prima volta che un fenomeno di questo tipo si è verificato nel nostro Bel Paese: parliamo infatti del Vaiolo.

Il vaiolo: la patologia

Anche il vaiolo è una malattia virale. Era infatti causato dal virus Variola (variante Minor e Maior).
Come malattia virale, il vaiolo causava una tipica eruzione cutanea che consisteva in papule e vescicole. Il virus colonizzava prevalentemente la zona oro-faringea interessando la microcircolazione cutanea e con una letalità piuttosto alta (per quel che riguarda la variante Maior).
Il vaiolo, proprio come l’influenza, si trasmetteva per via aerea, mediante l’inalazione di goccioline contenenti i virioni, con un contatto diretto individuo-individuo. Proprio come c’insegnavano i virologi qualche mese fa, il distanziamento sociale era necessario, poichè il vaiolo poteva essere tramesso entro i 2 metri ed attraverso oggetti contaminati (contatto mano-bocca o mano-occhi).
Una volta infettati dal vaiolo, entro 24-48 ore si sviluppavano i peculiari sintomi cutanei su fronte, viso, arti e poi mani e piedi. Una volta passata questa fase (la più semplice, se così si può dire), il vaiolo poteva svilupparsi in quattro modi diversi a seconda delle caratteristiche del virus ma anche dell’ospite. In particolare, si parlava di vaiolo ordinario, modificato, maligno ed emorragico, ognuno con il suo decorso. I pazienti che si salvavano dal vaiolo rimanevano ovviamente segnati fisicamente: cicatrici sul volto, cecità, ulcere corneali, deformità degli arti come artriti ed osteomieliti.
Quando si parla degli esiti più duri del vaiolo come la morte o le conseguenze cliniche, s’intende sempre la Variola Maior, poichè la variante Minor, causava una lieve malattia chiamata Alastrim dal decorso molto più lieve.

La variolizzazione e la vaccinazione

Sembra che già in tempi molto antichi, dal momento che il vaiolo fu una patologia largamente diffusa per molti secoli, si praticasse la Variolizzazione.
Questa metodica, probabilmente nata in Cina, consisteva nell’inoculare, nel soggetto da immunizzare, materiale biologico prelevato da lesioni vaiolose o dalle croste di pazienti rigorosamente senza sintomi gravi. Il problema di questa pratica era il fatto che l’individuo venisse direttamente infettato con il vaiolo umano e, quindi, ci fosse comunque un tasso di letalità e di rischio per il paziente.
Jenner segnò la rivoluzione grazie alla messa a punto del vaccino. Da quel momento, ogni nazione tentò, a suo modo, di eradicare la malattia bandendo, piano piano, la pratica della variolizzazione, per sostituirla definitivamente con il vaccino.

La Legge Crispi-Pagliani

Sulla scia dell’entusiasmo e dei veri risultati che il vaccino dava nella prevenzione del vaiolo, nel 1888 venne emanata la legge Crispi-Pagliani. Per sradicare il vaiolo, si doveva impedire a ogni focolaio di diffondersi, attraverso l’isolamento dei malati e la vaccinazione di tutti coloro che vivevano nelle vicinanze. Nonostante i soli 589 giorni di governo, Francesco Crispi fu in grado di contribuire alla prima vaccinazione di massa degli italiani, contro il vaiolo. Anche in quell’occasione l’opinione pubblica era divisa e, in generale, il vaccino non era ben visto poichè rappresentava l’ignoto, addirittura un potenziale pericolo. Tuttavia, come ben sappiamo, nonostante la diffidenza, fu un’operazione straordinaria che contribuì all’eradicazione totale della malattia. Nonostante il vaiolo non rappresenti più un problema come all’epoca, l’Italia possiede ancora 5 milioni di dosi di vaccino che, in caso di necessità (sperando che non serva mai), possono essere diluite per vaccinare 25 milioni di persone.

FONTI

Wikipedia, l’enciclopedia libera – “Vaiolo”
fanpage.it – Redazione Cultura – “Vaccinazione obbligatoria: la prima nel nostro paese fu contro il vaiolo nel 1888”

Dott.ssa Gaia Bellonzi

Laureata in CTF e Master di II livello in scienza e tecnologie cosmetiche

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