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TUMORE AL SENO E GRAVIDANZA

Fino a pochi anni fa la diagnosi di un carcinoma mammario sembrava escludere la possibilità di una futura gravidanza a causa dell’effetto delle terapie oncologiche e radiologiche sulle ovaie e in generale sulla fertilità. Grazie ai progressi della medicina riproduttiva oggi, invece, è possibile realizzare il proprio sogno di genitorialità. La paziente oncologica, infatti, può fare ricorso alle tecniche di preservazione della fertilità come la crioconservazione e il congelamento della corteccia ovarica. Le tecniche di preservazione della fertilità consentono, una volta diagnosticato un tumore al seno, di posticipare la maternità nel tempo. In particolare, prima di sottoporsi ad una chemioterapia o ad una radioterapia le pazienti possono decidere di procedere alla crioconservazione degli ovociti o al congelamento della corteccia ovarica.

Dopo un tumore al seno la gravidanza non incide sul ritorno della malattia. Non solo, anche la salute del neonato non dipende dalla malattia, anche nei casi di donne portatrici della mutazione nel gene BRCA. Ad affermarlo è stato uno studio internazionale i cui risultati mostrano l’impatto della gravidanza in donne con storia di carcinoma della mammella.

Si tratta di uno studio retrospettivo, multicentrico, che ha incluso 1.252 donne di età inferiore a 40 anni, con tumore della mammella in stadio I-III diagnosticato tra Gennaio 2000 e Dicembre 2012, e variante patogenetica germinale del gene BRCA1 e/o BRCA2. Tra queste pazienti anche un sottogruppo di 195 donne con almeno una gravidanza dopo la diagnosi di tumore alla mammella.
I risultati dello studio mostrano che, con un follow-up mediano di from 8,3 anni dalla diagnosi di tumore, nessuna differenza è stato osservata in termini di Disease-Free Survival (DFS) (adjusted hazard ratio [HR] 0,87; IC 95%: 0,61 – 1,23; p = 0,41) o di Overall Survival (OS) (adjusted HR 0,88; IC 95%: 0,50 – 1,56; p = 0,66) tra le donne che hanno avuto e quelle che non hanno avuto gravidanze. Altro dato importante è che tra le 150 pazienti che hanno avuto una gravidanza a termine (76,9%), complicanze durante la gravidanza e anomalie congenite a carico del feto si sono verificate in 13 casi (11,6%) e 2 (1,8%), rispettivamente, numeri che non superano quelli della popolazione generale.
Nonostante il limite legato alla natura retrospettiva dell’analisi, i risultati di questo studio hanno un notevole impatto clinico. Nell’ambito del più ampio studio condotto finora su questo specifico tema, i dati di Lambertini et al. evidenziano come la gravidanza dopo il carcinoma mammario in pazienti BRCA-mutate non sembra provocare un peggioramento della prognosi legata alla storia oncologica, né un aumento del rischio per il feto, e forniscono importanti informazioni ai clinici coinvolti nella consulenza oncogenetica di giovani pazienti con carcinoma della mammella e variante patogenetica BRCA1 e/o BRCA2, quest’ultime spesso sottoposte a ovariectomia di riduzione del rischio per il carcinoma ovarico, e che affrontano il delicato tema della gravidanza.
Il messaggio è dunque chiaro: avere un figlio dopo la fine delle terapie non incide sulla prognosi e sul rischio di recidive per chi ha avuto un carcinoma di tipo ormonale.

 

FONTI

Martinez M.T et al. Breast cancer in pregnant patients: A review of literature. Eur J. Obstet Gynecol Reprod Biol. 2018.

Lambertini M. et al. Fertility and pregnancy issues in  BRCA-mutated breast cancer patients. 2017.

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Dott.ssa Daniela MASSIHNIA

Laureata in Biotecnologie industriali. Si occupa di ricerca clinica e di divulgazione scientifica.

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