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PIAGHE DA DECUBITO: ORIGINE, CLASSIFICAZIONE E TRATTAMENTO

Le piaghe da decubito rappresentano un problema che frequentemente affligge, direttamente o indirettamente,  la vita di molte persone: si manifestano principalmente nelle persone anziane o in malati cronici allettati e la loro risoluzione deve essere presa in carico da chi li assiste.

 

E’, dunque, importante conoscere le modalità di prevenzione e di trattamento per la fascia di popolazione anziana e di quella con poca o nulla autonomia funzionale.

 

Definizione: le piaghe da decubito possono essere definite come una ferita localizzata provocata dalla pressione, dalla trazione o dalla frizione. Per comprendere appieno la formazione di queste ulcerazioni è necessario comprendere un concetto semplice, ossia il ruolo della pressione comprimente di una data superficie corporea deve superare i 32 mmHg (pressione arteriorale media) per un periodo sufficientemente prolungato. In condizioni normali, le terminazioni nervose stimolano al cambio di posizione, evitando, quindi, una compressione prolungata. Da evidenziare c’è anche il fatto che è più dannosa una pressione moderata ma prolungata, che una pressione molto maggiore per un breve periodo.

Oltre che per pressione, le piaghe da decubito possono formarsi anche per stiramento, quando ad esempio il paziente viene trascinato, o per forze di torsione.

 

EZIOPATOGENESI

Le ulcere da pressione si sviluppano rapidamente fin dalle prime settimane di allettamento. Le patologie che favoriscono, più di altre, le piaghe da decubito sono:

 

  • diabete;
  • neoplasie alle quali è associata anemia, malnutrizione e febbre;
  • lesioni midollari;
  • patologie ischemiche e emorragiche;
  • patologie neurologiche cronico-degenerative;
  • miastenia;
  • sclerosi multipla;

 

CLASSIFICAZIONE

La classificazione delle piaghe da decubito può essere fatta valutando diversi criteri.

Sicuramente la classificazione topografica delle piaghe è fondamentale per individuare la posizione che l’individuo assume e quindi la conseguente comparsa di ulcere. Ad esempio, l posizione supina comporterà lesioni nella zona sacrale, a differenza della posizione laterale che vedrà la formazione di piaghe su ginocchio, spalla, gomito, malleoli, ecc.

La classificazione può, però, distinguere anche 4 gradi definiti sia in base all’estensione della lesione, e dunque alla valutazione dell’intervento terapeutico o chirurgico da effettuare, che in base alle perdite cutanee.

In generale, la valutazione va ad individuare se la zona interessata risulta fibrinosa, necrotica o infetta. Vengono, quindi, prese in considerazione l’estetica della lesione, la presenza di essudato e il suo odore, e la necrosi

 

PREVENZIONE E TRATTAMENTO

La prevenzione è molto importante quando si parla di piaghe da decubito. In questo caso, infatti, sono si fa riferimento a una azione specifica, ma a diversi comportamenti e situazioni.

Ai fini della prevenzione è di fondamentale importanza la valutazione del paziente; misurare, quindi, la percentuale di rischio che un paziente ha di sviluppare delle piaghe da decubito è molto efficace in termini preventivi. Tale valutazione può essere eseguita in modo soggettivo da professionisti o attraverso l’utilizzo di scale di valutazione, come ad esempio la scala di Norton, che devono essere utilizzate al momento del ricovero, all’inizio dell’assistenza domiciliare e al variare delle condizioni cliniche, monitorando il rischio ogni 7 giorni.

La prevenzione in ambito familiare è altrettanto importante, e prevede una serie di accorgimenti che, chi assiste, deve conoscere per evitare che le ulcerazioni arrivino agli stadi più gravi.

Un tipo di prevenzione è la mobilizzazione, ovvero il cambiamento periodico della posizione, al fine di garantire una diminuzione della pressione nei punti più sensibili e la normale attività microcircolatoria, Il paziente deve cambiare posizione ogni 2 ore, e durante le manovre deve essere sollevato e non trascinato.

Nei casi di incontinenza la prevenzione avviene con il mantenimento di una pelle sempre pulita e asciutta, al fine di ridurre il rischio di infezioni. E’ necessario fare molta attenzione alle tele cerate salvamaterasso, che se non cambiate in tempo favoriscono l’insorgenza di infezioni.

Sia per prevenire che per trattare le piaghe, la detersione è di fondamentale importanza per rimuovere i batteri esterni, ridurre l’eccesso di secrezioni (sebacee o sudorali), ed eliminare le cellule cornee morte e la flora microbica residente. Perché un detergente sia adatto, deve rispettare il pH della pelle.

 

Anche l’alimentazione rappresenta un cardine per il trattamento delle ulcere; è importante che attraverso la dieta si introducano nell’organismo le giuste quantità di proteine, di lucidi e lipidi, al fine di impedire ala riduzione della massa magra.

 

TERAPIA E MEDICAZIONE DELLA PIAGA DA DECUBITO

Per ripristinare al meglio le condizioni iniziali di pelle integra, la terapia deve essere mirata, precisa e costante nel tempo. La risoluzione risulta lunga e impegnativa, e necessita di una analisi attesa per valutare la cute perilesionale, la detersione da eseguire, la valutazione dell’infezione e del dolore.

 

A- LA CUTE PERILESIONALE

Deve essere molto attenzionata la cute attorno alla ferita e non passare in secondo piano rispetto alla ferita stessa, in quanto piò essere oggetto di diverse patologie dermatologiche quali infezioni o eczema.

 

B-LA DETERSIONE

Rimuovere tutte le condizioni che frenano la formazione del tessuto di granulazione e quindi il principio di una guarigione, è alla base di una buona strategia terapeutica. Inoltre la detrazione è lo strumento fondamentale per tenere sotto controllo le eventuali contaminazioni batteriche.

Le migliori tecniche di detenzione sono:

-detersione chimica, che si effettua utilizzando sostanze in gel con azione enzimatica o proteolitica. Questi prodotti sia attivano su ferite sono perfettamente pulite con fisiologica e deve essere effettuata ogni 8 ore per un massimo di 7 giorni. Per la detenzione chimica è necessario che i margini siano protetti con asta all’ossido di zinco al fine di evitare l’estensione della piaga;

 

-detersione autolitica, che utilizza degli idrogeli con forti capacità idratanti. Questi preparano, tra le altre cose, un tessuto in necrosi ad una necrosectomia e, se questi tessuto no sono molto estesi, è possibile ottenere la loro completa rimozione grazie ai soli idrogeli. Anche in questo caso è necessario proteggere il argine perilesionale con pasta all’ossido di zinco. Le mediazioni devono essere rimosse ogni 24/48 ore;

 

-detersione meccanica, che consiste nella applicazione di una garza sterile all’interno della piaga. La garza va deumidificata in modo che l’essudato si attacchi ad essa e possa essere rimosso con questa, di solito dopo una azione di 24/48 ore;

 

-detersione chirurgica, che, consiste nella rimozione chirurgica del materiale necrotico presente in una piaga da decubito. In ogni caso, prima di procedere a tale deterisone, è necessario valutare il dolore e dunque, se presente, è necessaria l’applicazione di un anestetico locale.

 

C-VALUTAZIONE DELL’INFEZIONE

La piaga da decubito non è una ferita infetta ab origine, ma è una festa che piò infettarsi. E’ necessario prestare massima attenzione a secrezione giallastra, verdastra e maleodorante nonché all’ipertermia. Questi sono indicatori di una infezione in corso.

La risoluzione avviene attraverso trattamento chirurgico dell’infezione, dopo esame colturale, e  trattamento antibiotico di valutazione del dolore.

 

D-VALUTAZIONE DEL DOLORE

Spesso questa valutazione è difficile da effettuare poiché il soggetto allettato può avere capacità relazionale basse e, quindi, può non saper descrivere bene se prova dolore e quanto ne prova. Il dolore può manifestarsi sia prima della comparsa della lesione che dopo. Spesso si manifesta anche durante il cambio della medicazione.

Per quantificare la gravità del dolore e l’efficacia delle successive terapie si ricorre a strumenti di misurazione oggettiva chiamati scale di misurazione, che vanno dalla valutazione visiva del dolore, da 0 a 10, e il sollievo dal dolore ce riflette l’entità del dolore rispetto a un momento precedente.

 

FONTI

Gestione delle lesioni cutanee (wound care and cure) – Cavallini

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Dott.ssa Eleonora Ioannacci

Farmacista di professione, ma con una profonda passione per la divulgazione scientifica.

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