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SINDROME DI TOURETTE

La Sindrome di Tourette, nota anche come Sindrome di Gilles de la Tourette, dal nome del neurologo francese che, verso la fine dell’Ottocento, la individuò e ne descrisse un quadro clinico; è una malattia quasi sconosciuta in Italia ed è un disturbo neurologico caratterizzato da tic multipli ripetuti. 

tic, spesso occasione di derisione, possono essere di varia natura: sospiri, raschiamento di gola, movimento della spalla, torsione della testa, colpo di tosse, una vocale ripetuta oppure una parola (è molto comune il turpiloquio) in mezzo al discorso comune.

Si tratta di una cadenza ritmica e ossessiva, ma del tutto involontaria, che si impone alla persona. I bambini sono i protagonisti, infatti si manifesta in un’età compresa tra i 4 e i 10 anni ed in forma ancor più grave tra i 10 e i 12 anni di età. Per definizione, i primi tic si manifestano prima dei 18 anni. 

Questa diagnosi è frutto di una ricerca della Washington University School of Medicine a St. Louis ed è stata pubblicata sulla rivista Molecular Psychiatry. 

L’indagine è stata portata avanti attraverso una serie di risonanze magnetiche al cervello di 103 bambini colpiti dalla sindrome e di altri 103 bambini dalle stesse caratteristiche privi del disturbo.

Quello che hanno rilevato gli scienziati è una quantità maggiore di materia grigia – sostanza deputata all’elaborazione delle informazioni – nel talamo, ipotalamo e mesencefalo e a una riduzione di materia bianca in grado di trasmettere le informazioni elaborate dalla sostanza grigia e potrebbe essere alla base dei cali di conduzione degli stimoli. 

Quindi cosa si sa della Sindrome di Tourette? Colpisce circa l’uno per cento della popolazione e non è per nulla rara; l’esordio della malattia di solito avviene nell’età scolare 6-9 anni; è un disturbo del neurosviluppo e, infine nella maggioranza dei casi sparisce con la pubertà.

Quali terapie sono consigliate?

La mancanza di conoscenze sull’origine della malattia non rende note le terapie per questa sindrome, sicuramente è consigliato intervenire con sedute di terapia cognitivo-comportamentale, per “educare” a superare i tic o imparare a conviverci. 

In casi è particolarmente gravi, si ricorre ai farmaci. La maggior parte somministrati al paziente rientra nella categoria degli antidopaminergici (risperidone, aripiprazolo, aloperidolo), oppure farmaci sintomatici in grado di ridurre la frequenza e l’intensità dei tic. 

Ovviamente, la scelta della terapia farmacologica va sempre valutata sulla base del rapporto rischi-benefici e della compresenza di eventuali problemi psichiatrici.

Dunque, come accade in gran parte dei casi per sindromi sconosciute ai più, un po’ di pazienza di lavoro con lo psicoterapeuta, coadiuvati dalla giusta terapia farmacologica possono portare ottimi risultati e il controllo della situazione da parte del paziente.

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Dott.ssa Valeria Colucci

Farmacista di professione, nutre una profonda passione per la divulgazione scientifica.

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