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INTERAZIONI TRA FARMACI: ANTICOAGULANTI ORALI

Nell’articolo precedente ci si è soffermati sull’importanza di conoscere quali sono le più importanti interazioni tra farmaci e come questi farmaci, se assunti contemporaneamente, possano provocare un’alterazione dei meccanismi di assorbimento e quindi del loro effetto finale sul nostro organismo.

Molti farmaci, se assunti in concomitanza, interagiscono tra loro aumentando o diminuendo in maniera significativa l’effetto farmacologico finale. Ciò si traduce con il rischio di provocare un eccesso o un difetto di attività che può risultare nocivo.

In questo articolo analizzeremo le interazioni che possono andare a discapito di una categoria farmacologica piuttosto utilizzata dalla popolazione: gli anticoagulanti orali.

ANTICOAGULANTI ORALI

Gli anticoagulanti orali sono soggetti a frequenti interazioni con altri farmaci o nell’ambito di stati di malattia.

Tali interazioni si distinguono genericamente in effetti farmacocinetici, come induzione o inibizione degli enzimi responsabili del loro metabolismo, ed effetti farmacodinamici, legati a sinergismo o antagonismo competitivo con la vitamina K.

E’ nota, infatti, a tutti i pazienti che assumono anticoagulanti orali, l’importanza di non assumere la vitamina K durante la terapia anticoagulante: quest’ultima risulta fondamentale nei processi di coagulazione, dunque non utile al trattamento, bensì contraria all’effetto desiderato.

Le interazioni più pregiudizievoli con gli anticoagulanti orali (il cui farmaco d’elezione è il warfarin) sono quelle che aumentano l’effetto anticoagulante, con il conseguente rischio di emorragie.

Le interazioni su base farmacocinetica più pericolose sono quelle con fenilbutazone e sulfinpirazone (farmaci antinfiammatori non steroidei con spiccata attività analgesica e antinfiammatoria).

Da ricordare che un aumento significativo dell’effetto degli anticoagulanti è dato anche da aspirina (acido acetilsalicilico), affezioni epatiche e ipertiroidismo; questi aumentano la velocità di azione dei fattori della coagulazione, determinando proprio un eccessivo effetto anticoagulante, con complicanze emorragiche.

Al contrario, il metronidazolo, fluconazolo e trimetoprim-sulfametoxazolo (antimicotici e antibatterici) determinano diminuzione dell’effetto di warfarin, come anche rifampicina e barbiturici.

Nessun dato su effetti significativi nei riguardi della terapia anticoagulante è emerso dall’uso concomitante di warfarin e etanolo, benzodiazepine, paracetamolo e oppioidi.

 

FONTI

B.G. Katzung, S.B. Masters, A.J. Trevor – Farmacologia generale e clinica – IX Edizione, PICCIN

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Dott.ssa Eleonora Ioannacci

Farmacista di professione, ma con una profonda passione per la divulgazione scientifica.

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