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INIBITORI DI POMPA PROTONICA: SONO SEMPRE UTILI?

Gli inibitori di pompa protonica, indicati con la sigla “IPP”, sono una classe di farmaci che agiscono sulle cellule che secernono acido cloridrico nello stomaco (cellule parietali) a livello della pompa protonica, con la quale creano un legame irreversibile che la disattiva per un tempo piuttosto lungo (24-48 ore). La secrezione acida potrà riprendere quindi solamente quando sono prodotte nuove pompe.

Omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo sono le molecole più usate e disponibili sotto diversi nomi commerciali, in forma di capsule o compresse gastroresistenti e in due diversi dosaggi. Si tratta di profarmaci, ovvero molecole farmacologicamente inattive che in ambiente acido si trasformano nella loro forma attiva. Le formulazioni sono gastroresistenti per evitare che tale conversione avvenga prima che la molecola abbia raggiunto il canalicolo secretorio e per consentire che principio attivo venga assorbito nell’intestino, raggiungendo la pompa protonica tramite il circolo ematico.

COS’E’ LA POMPA PROTONICA?

La pompa protonica è una proteina integrale di membrana che si esprime nella parte esterna della membrana delle cellule parietali, nei cosiddetti canalicoli secretori. Più precisamente è una ATPasi H+/K+: trasferisce ioni idrogeno (H+) dal sangue al lume gastrico, scambiandoli con ioni potassio (K+) per mantenere inalterato il bilancio di cariche positive e negative ai due lati della membrana cellulare. Lo ione H+ si combina con lo ione cloruro (Cl-) formando l’acido cloridrico.

RUOLO DELL’ACIDO CLORIDRICO GASTRICO

La secrezione acida dello stomaco è di fondamentale importanza per svariati motivi:

  • permette la conversione del pepsinogeno in pepsina, enzima che inizia il processo di digestione delle proteine;
  • consente il funzionamento del fattore intrinseco gastrico, anch’esso secreto dalle cellule parietali e fondamentale per l’assorbimento della vitamina B12, importante cofattore nel processo di eritropoiesi (formazione dei globuli rossi);
  • impedisce la colonizzazione da parte di microrganismi patogeni labili in ambiente acido.

INDICAZIONI TERAPEUTICHE

Le patologie per le quali si ricorre all’assunzione di IPP sono:

  • gastrite, ovvero l’infiammazione della mucosa gastrica, che si manifesta con bruciore e dolore nella parte centrale dell’addome ed è causata da iperacidità dovuta a stress, fumo, alcol, cattive abitudini alimentari o assunzione di farmaci (soprattutto FANS e corticosteroidi);
  • malattia da reflusso gastroesofageo, ovvero la risalita involontaria dei succhi gastrici nell’esofago, fisiologicamente sprovvisto di meccanismi di difesa nei confronti dell’acido cloridrico;
  • infezione da Helicobacter pylori, in combinazione con opportuna terapia antibiotica;
  • ulcera peptica, un’erosione della mucosa che può interessare lo stomaco e il duodeno.

NOTA 01. La prescrizione di IPP a carico del SSN è limitata alla prevenzione delle complicanze gravi del tratto gastrointestinale superiore, nei pazienti in trattamento cronico con FANS o con acido acetilsalicilico a basse dosi, purché sussista una delle seguenti condizioni di rischio:

    • storia di pregresse emorragie digestive o di ulcera peptica non guarita con terapia eradicante
    • concomitante terapia con anticoagulanti o cortisonici
    • età avanzata.

Da recenti indagini è emerso che gli IPP sono la categoria di farmaci più prescritti ed utilizzati, spesso in modo improprio o per periodi di tempo superiori a quelli effettivamente necessari, in quanto percepiti come innocui “protettori dello stomaco”.

EFFETTI INDESIDERATI DI TIPO INFETTIVO

La somministrazione di IPP innalza il pH gastrico. Ciò favorisce la proliferazione di batteri normalmente assenti nello stomaco e nel primo tratto dell’intestino, provocando disbiosi intestinale. Una forma particolare di disbiosi è la SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth), condizione in cui i batteri di norma ospitati nel colon risalgono lungo il canale intestinale e iniziano a moltiplicarsi nell’intestino tenue. Inoltre, diversi studi hanno indicato come gli utilizzatori abituali di IPP siano esposti a un aumentato rischio di sviluppare infezioni da Clostridium difficile, il responsabile più comune della comparsa di diarrea e, nei casi più gravi, di colite pseudomembranosa.

L’uso cronico di IPP si associa anche ad altre infezioni del tratto gastroenterico: tra le più frequenti vi sono quelle da Campylobacter e da Salmonella.

EFFETTI INDESIDERATI DI TIPO METABOLICO

Ipergastrinemia. Tra i rischi legati all’uso a lungo termine degli IPP vi è l’aumento della concentrazione di gastrina nel sangue, un ormone secreto dalle cellule G della mucosa gastrica con la funzione di stimolare le cellule parietali a produrre HCl. Questo fenomeno è chiamato “effetto rebound” ed è un meccanismo compensatorio che si attiva quando la secrezione acida viene soppressa per un lungo periodo. E’ importante quindi che le terapie a lungo termine si effettuino con le dosi di farmaco più basse possibili e che la sospensione del trattamento avvenga gradualmente.

Deficit di Vitamina B12. La cianocobalamina è una vitamina che partecipa alla maturazione dei globuli rossi, alla sintesi del DNA e al mantenimento di una normale funzione nervosa. Il suo precursore, la cobalamina, viene liberato dalle proteine alimentari di origine animale grazie all’azione della pepsina e del pH acido e si lega al fattore intrinseco, formando un complesso assorbibile nell’intestino. In assenza di acido cloridrico tale processo è fortemente compromesso, causando un malassorbimento di questa vitamina importantissima per il nostro organismo.

Interazioni con altri farmaci. Gli IPP possono compromettere l’assorbimento di alcuni farmaci che necessitano di un pH acido per essere convertiti nella forma assorbibile, tra cui gli antibiotici fluorochinolonici (per es. ciprofloxacina e levofloxacina). Viceversa possono aumentare l’assorbimento di farmaci basici come la tolbutamide (un ipoglicemizzante). Gli IPP inibiscono anche alcune isoforme enzimatiche del citocromo P450, interferendo col metabolismo di diversi farmaci. Pertanto è opportuno informare il medico o il farmacista se si stanno assumendo altri farmaci prima di iniziare una terapia con inibitori di pompa protonica.

Rischio di cancro. Nuove evidenze cliniche mettono in relazione l’uso prolungato di IPP con un aumentato rischio di sviluppare cancro allo stomaco.

FONTI:

Farmacologia (settima edizione) – Dale M.M., Ritter J.M., Flower R.J., Henderson G. 

www.microbioma.it

https://www.aifa.gov.it/nota-01

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Dott. Gianluca Spanò
Dott. Gianluca Spanò

Founder and Team director.

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