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Tatuaggio: meccanismo, tipologie e controindicazioni

Origine del termine

Il termine tatuaggio deriva dal francese tatouage, che a sua volta deriva dal verbo tatouer e, risalendo ulteriormente, dal termine anglosassone tattoo (o tattow), parola adattata dal samoano tatau (colpire). Il tatuaggio è una pratica che affonda le sue radici in tempi remoti con testimonianze risalenti ad oltre 5000. Prevede l’introduzione di pigmenti esogeni nel derma per realizzare un disegno permanente.

Alcuni dati

Secondo il Pew Research Center quasi il 40% dei nati dopo il 1980 hanno almeno un tatuaggio. In Italia, dati dell’Istituto Superiore di Sanità gli italiani tatuati sono circa 7 milioni, quasi il 13% della popolazione, con una leggera prevalenza di donne: il 13,8% contro il 11,7% degli uomini. Il primo viene in genere richiesto attorno ai 25 anni, anche se non mancano i minorenni tatuati: sono il 7,7% degli under 18. Dati alla mano, secondo una ricerca condotta dall’istituto tedesco Dalia nel 2018 su un campione di quasi 10 mila partecipanti, la popolazione più tatuata al mondo è quella italiana (48%), seguita a ruota da svedesi (47%) e americani (46%). Alla domanda: “Avete rimpianti riguardo ai vostri tatuaggi?”, il 72% ha risposto di no e in particolare, solo il 15% degli italiani tatuati ha ammesso di voler tornare indietro, una delle percentuali più basse. Tuttavia, mentre decenni fa i tatuaggi erano appannaggio di alcune minoranze, quasi un modo ancestrale, tribale di appartenenza alla stessa tribù (come i rapper anni Novanta), oggi è un fenomeno diffuso.

Meccanismo

Consiste nell’esecuzione di punture superficiali con l’obiettivo di introdurre sostanze coloranti nelle ferite. La tecnica sfrutta lo stesso principio della macchina da cucire, con uno o più aghi che pungono la pelle da 50 a 3000 volte al minuto. A ogni puntura l’apparecchiatura inietta minuscole gocce d’inchiostro sottopelle. Il processo del tatuaggio, che viene effettuato senza anestesia e può durare anche diverse ore per i disegni più grandi, provoca un leggero sanguinamento e causa dolore, da lieve a molto forte a seconda della zona trattata. La durata varia da 15 minuti a numerose sedute, a seconda dell’estensione del disegno. Tradizionalmente la decorazione era progettata per durare per sempre o quasi. Negli ultimi decenni sono state sviluppati anche tecniche e materiali in grado di permettere la realizzazione di tatuaggi temporanei. Il tatuaggio temporaneo si realizza applicando sulla pelle con un batuffolo di cotone inumidito un impasto di polvere di hennè ottenuta dalle foglie della Henna. L’hennè è un pigmento di origine vegetale approvato solo come tintura per capelli e non per l’applicazione diretta sulla cute, come avviene invece nella procedura cosmetica nota come mehndi. L’henné di solito produce una tinta marrone, marrone aranciato o marrone tendente al rossastro, quindi, per produrre altri colori, ad esempio quelli in commercio come henné nero ed henné blu, devono essere aggiunti altri ingredienti. Reazioni allergiche sono più frequenti quando si usa l’henné nero che può contenere il colorante catrame di carbone (p-fenilendiamina o PPD).

Tipologie

  • Esistono tatuaggi con finalità mediche, spesso utilizzati per coprire condizioni patologiche della cute e restituire l’aspetto di una pelle sana oppure come complemento agli interventi di chirurgia ricostruttiva es: in caso di alopecia, dermatosi sfiguranti, vitiligine e malformazioni vascolari estetico correttivo.
  • Tatuaggi di allerta medica (Medical alert tattoos) per comunicare importanti informazioni mediche qualora la persona non sia vigile o cosciente.
  • Il trucco semipermanente o permanente (PMU: Permanent Make Up), altrimenti definito dermopigmentazione, nella tecnica della cosmesi consiste in piccoli tatuaggi semipermanenti (perché utilizza pigmenti bioriassorbibili nel tempo) utilizzati per ritoccare e/o correggere parti del viso o del corpo e per simulare il trucco ad esempio, dell’arcata sopraccigliare e del contorno delle labbra.
  • Esiste infine il tatuaggio post traumatico, riconducibile alle conseguenze di un trauma o di un incidente: delle sostanze pigmentate rimangono intrappolate sotto la pelle e danno luogo a piccole macchie o linee di colore blu o nero.
  • Futuro: tatuaggi diagnostici: potrebbero sembrare dei normali tatuaggi, ma stelle frecce, triangoli e fiori disegnati sulla pelle potrebbero diventare presto dei sensori di salute. Un team di ricercatori tedeschi dell’Università tecnica di Monaco (Technische Universität München) ha messo a punto una miscela di pigmenti in grado di cambiare il colore in risposta alle variazioni nel nostro corpo delle concentrazioni di tre specifici parametri indicatori dello stato di alcune patologie: glucosio (diabete), albumina (malattie epatiche e renali) e pH. Finora, spiegano i ricercatori sulle pagine della rivista Angewandte Chemie International Edition, i nuovi tatuaggi sono stati testati su alcuni campioni di tessuto dei maiali, ma potrebbero in futuro passare alle sperimentazioni sugli esseri umani e un giorno consentire a pazienti e medici di monitorare in tempo reale alcune malattie croniche, come diabete, patologie cardiache e renali.

Controindicazioni

La realizzazione di un tatuaggio richiede di fatto di rompere l’integrità della pelle, barriera di difesa esterna naturale del corpo e il contatto con sostanze estranee e metalli che conferiscono i colori. Il procedimento comporta, inevitabilmente, l’esposizione a rischi per la salute tra cui: infezioni, reazioni allergiche e altre complicazioni, oltre ovviamente al dolore più o meno forte (a seconda della zona e della propria sensibilità) percepito durante il disegno.

Nella scelta del tatuatore è necessario tenere presente alcuni requisiti di sicurezza: la presenza di una licenza (anche se in Italia non è prevista una formazione particolare), la presenza di misure igieniche come il lavaggio delle mani e il cambio di guanti per ciascun cliente. Ago e tubicini devono essere estratti da un pacchetto sigillato prima di iniziare a lavorare. Anche i pigmenti e i contenitori devono essere nuovi. L’attrezzatura deve essere sterilizzata in autoclave prima di essere impiegata solo in un cliente. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano che ancora il 13,4% l’ha fatto al di fuori dei centri autorizzati e ciò può costituire una rilevante fonte di rischio. Non solo, il 3,3% dei tatuati dichiara di aver avuto complicanze o reazioni: dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. In tutti questi casi, solo il 12,1% si è rivolto a un dermatologo o al medico di famiglia (il 9,2%) e il 27,4% si è rivolto al proprio tatuatore, ma più della metà (il 51,3%) non ha consultato nessuno. In generale, comunque, solo il 58,2% degli intervistati è informato sui rischi.

In alcune situazioni sottoporsi ad un tatuaggio può essere controindicato o sconsigliato. Tra queste c’è la gravidanza, presenza di allergie, malattie croniche, autoimmuni, infettive, epilessia, difetti di coagulazione, l’assunzione di farmaci che alterano la pigmentazione della pelle o la coagulazione del sangue. Il tatuaggio non dovrebbe essere fatto in aree sottoposte a chirurgia o radioterapia o dove è stato rimosso un tatuaggio tramite laser.

Gli effetti a lungo termine dell’inchiostro e dei coloranti per tatuaggi rimangono sconosciuti. Sono più di 50 i coloranti utilizzati nei tatuaggi approvati per l’uso nei cosmetici, ma il rischio di iniettarli sotto la pelle non è chiaro anche perché nessuna colorazione è stata ufficialmente approvata da agenzie governative per l’iniezione sotto la pelle. Se il problema per i colori scuri è la presenza di metalli pesanti, per i colori chiari il rischio sono le ammine aromatiche, sostanze cancerogene presenti nel 30% degli inchiostri presenti sul mercato.

A marzo 2019 il Ministero della Salute ha lanciato un allarme per nove coloranti che possono causare reazioni allergiche e sono potenzialmente cancerogeni. Nel dettaglio, i pigmenti incriminati sono: Dubai Gold, Sailor Jerry Red, Black Mamba, Green Beret, Hot Pink, Banana Cream, Lining Green, Lining Red Light e Blue Iris. Semplificando si può dire che sono a rischio i colori per tatuaggi rossi, gialli e arancioni.

Rimozione del tatuaggio

I tatuaggi fatti da un professionista, ad esempio, tendono a penetrare più in profondità nella pelle in modo uniforme, l’uniformità permette ai dermatologi di usare tecniche che rimuovono zone più ampie di pelle tatuata, a parità di profondità. I tatuaggi di minore qualità sono applicati in modo discontinuo, quindi possono essere più difficili da rimuovere. Gli inchiostri di colore blu scuro e nero sono particolarmente difficili da eliminare, ma anche i tatuaggi professionali fatti con alcuni dei colori più moderni e con i colori pastello non sono facili da rimuovere. Lo specialista a cui rivolgersi è il dermatologo che può procedere al trattamento in ambulatorio, in anestesia locale, con diverse tecniche.

  • Laser. Il raggio laser ad alta intensità sui pigmenti colorati è la tecnica di rimozione standard perché è estremamente efficace, con pochi rischi ed effetti collaterali. Il tipo di laser usato è tarato in base al colore del pigmento e possono essere necessarie varie sedute per ottenere il risultato completo. I colori più difficili da cancellare sono il verde chiaro e il celeste.
  • Dermoabrasione. La tecnica consiste nello scartavetrare la pelle per rimuovere gli strati superficiali e quelli poco profondi del tatuaggio. L’applicazione poi di alcuni farmaci permette di riassorbire l’inchiostro riportato in superficie con la tecnica usata.
  • Escissione chirurgica. In alcuni casi il tatuaggio deve essere rimosso con il bisturi con estrema precisione. Tale procedura non è indicata per tatuaggi estesi.
Federica Boscolo

Laureanda in Farmacia. La sua passione è la divulgazione scientifica

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