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I pensieri negativi sono correlati al rischio di Alzheimer

“Pensa positivo”: un invito che sicuramente ognuno di noi si è sentito fare nella vita, che però dopo il recentissimo studio condotto da un team di psichiatri e neurologi del dipartimento di Psichiatria dell’University College di Londra, diventa anche un consiglio medico.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante nell’individuare come uno stile di vita scorretto giochi un ruolo chiave nello sviluppo di malattie neurodegenerative (ad esempio lo studio sulla correlazione tra la salute del microbioma e l’insorgenza del morbo di Parkinson), e questo è un ulteriore tassello che si aggiunge al grande puzzle della salute.

 

Lo studio

Lo studio, durato due anni e condotto su 300 persone di età superiore ai 55 anni, ha messo in evidenza come gli RNT (Repetitive Negative Thinking, ovvero i pensieri negativi ripetuti) portino ad elevati rischi di incorrere in demenza ed Alzheimer.

Ai soggetti sottoposti allo studio è stato costantemente misurato tramite PET (termografia a emissione di positroni) il livello di proteine tau e beta Amiloidi, ovvero le proteine nocive che provocano nodi e placche tossiche a livello cerebrale, compromettendo la segnalazione neuronali e deteriorando il cervello. Ai soggetti con i livelli più alti riscontrati è stato anche chiesto quanto spesso avessero pensieri negativi, come ripensamenti sul passato e preoccupazioni per il futuro.

I ricercatori hanno poi analizzato gli effetti dei pensieri negativi sulle funzioni cognitive, quali il linguaggio, l’attenzione e la memoria, con risultati univoci: il declino cognitivo era decisamente più alto rispetto a chi non seguiva pattern ripetitivi di pensieri negativi.

Successivamente sono stati anche analizzati i livelli di ansia e depressione di tutti i soggetti, anche quelli con livelli di Tau e Beta Amiloide non elevati, ed il risultato è stato che chi mostrava alti livelli di ansia e depressione, era maggiormente soggetto a declino cognitivo rispetto ai soggetti più sereni psicologicamente.

Questo suggerisce che ansia e depressione non sono la causa, ma la conseguenza di pensieri negativi ripetuti, che infatti possono portare il corpo a sviluppare segni di stress come ipertensione arteriosa che a sua volta potrebbe aumentare i rischi di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Il problema dello spezzare questo circolo di pensieri negativi sta nel fatto che lo stesso accumulo di proteine Tau e Beta Amiloide, compromettendo il circuito neuronale, porterebbe le persone ad avere delle difficoltà nello smettere di avere pensieri negativi ripetuti, creando così un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

 

La nuova speranza: la meditazione

Il fatto che la meditazione migliori certi aspetti cognitivi è già stato provato, attualmente, ma soprattutto grazie allo studio sopra citato, gli scienziati stanno cercando di trovare una correlazione tra i benefici della meditazione e la riduzione dei rischi di sviluppare l’Alzheimer, il che sarebbe sicuramente una rivoluzione nel mondo medico scientifico.

Gli scienziati sperano inoltre che se le persone imparassero a pensare in maniera positiva, o tramite la meditazione o tramite psicoterapia cognitiva, questo potrebbe ripristinare i corretti livelli di Tau e beta Amiloide e quindi invertire anche gli effetti negativi causati da questi.

Attualmente sono in atto parecchi studi sui benefici della meditazione per i pazienti già affetti da Alzheimer, volti a migliorare la loro condizione e prevenire lo sviluppo nei soggetti sani.

 

FONTI

https://alz-journals.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/alz.12116

https://medicalxpress.com/news/2020-06-repetitive-negative-linked-dementia.html

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Federica Martin

Laureanda in Farmacia. La sua passione è la ricerca.

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