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LA METFORMINA

Il diabete mellito di tipo 2 (DM2) è una patologia cronica caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue a causa dell’alterata secrezione di insulina o di un suo ridotto funzionamento a livello degli organi target.

Si tratta di una malattia molto diffusa a livello mondiale che può portare a complicanze anche molto gravi: è fondamentale diagnosticare e trattare il diabete mellito 2, per prevenire la comparsa di complicanze o la progressione di quelle a lungo termine.

 

CHE COS’È IL DIABETE MELLITO DI TIPO 2?

Il diabete mellito di tipo 2 insorge quando il pancreas secerne quantità ridotte di insulina o quando i tessuti bersaglio sono meno sensibili all’attività di questo ormone (insulino-resistenza). Di conseguenza, il corpo non riceve più lo stimolo ad utilizzare il glucosio circolante come fonte energetica ed i suoi livelli aumentano notevolmente, provocando gravi danni a diversi organi.

Il DM2 rappresenta circa il 90% dei casi di diabete e colpisce il 5% della popolazione italiana. In generale, insorge in età adulta ed è associato a stili di vita scorretti, sovrappeso ed obesità, vita sedentaria, diete ricche di carni processate, grani raffinati e bevande dolcificate: è proprio per questa associazione che la prevalenza di DM2 in tutto il mondo è in forte crescita.

 

QUALI SONO I SINTOMI E LE COMPLICAZIONI?

I primi sospetti di presenza di diabete mellito di tipo 2 nascono in presenza di un paziente che manifesta stanchezza generalizzata (astenia), aumento della sete (polidipsia) e aumento della diuresi (poliuria), ma anche sintomi caratteristici come perdita di peso accompagnata all’aumento della fame.

La costante iperglicemia che contraddistingue i pazienti diabetici porta ad un importante danno a livello dei vasi sanguigni, con conseguenze piuttosto varie e gravi che possono colpire numerosi distretti. Tra le maggiori complicazioni di un diabete non trattato ci sono la neuropatia diabetica, che comporta un danno al sistema nervoso e porta a deficit sensitivi e motori, la nefropatia diabetica, che vede un danno a livello di glomeruli e tubuli renali, la retinopatia diabetica, causata da un danno dei vasi sanguigni oculari, fino a gravi complicanze cardio-cerebrovascolari.

 

IL DIABETE MELLITO TIPO 2 PUÒ ESSERE TRATTATO?

L’obiettivo primario del trattamento è quello di prevenire la comparsa o la progressione delle complicazioni di cui abbiamo appena parlato. Trattandosi di una patologia fortemente legata allo stile di vita, il primo passo è proprio quello di agire sugli aspetti che concorrono allo sviluppo del DM2: i pazienti dovranno associare una dieta sana ed equilibrata ad una importante attività fisica, finalizzata alla riduzione del peso corporeo che molto spesso concorre nell’insorgenza del diabete.

Nei pazienti per i quali non risulta sufficiente una modifica dello stile di vita, è necessario ricorrere alla terapia farmacologica mediante l’uso di ipoglicemizzanti orali, dei quali esistono diverse classi con diversi meccanismi d’azione: il farmaco di elezione per il trattamento del diabete mellito di tipo 2 è la metformina.

 

FOCUS SULLA METFORMINA

La metformina è il farmaco ipoglicemizzante maggiormente utilizzato nella terapia del diabete di tipo 2, grazie al netto miglioramento del profilo glicemico in assenza del rischio di indurre ipoglicemia o importante aumento di peso come accade nel caso di altri farmaci antidiabetici.

La metformina esplica la propria azione agendo come “insulino-sensibilizzante”: incrementa la sensibilità dei tessuti muscolari e periferici all’azione dell’insulina, stimolandoli ad utilizzare il glucosio circolante. In più, questa molecola sopprime la sintesi del glucosio da parte del fegato (gluconeogenesi) e il rilascio dello zucchero dai depositi epatici di glicogeno (glicogenolisi).

La metformina, inoltre, agisce sul quadro lipidico dei pazienti diabetici determinando una riduzione dei livelli di colesterolo LDL e dei trigliceridi, con effetti positivi sul colesterolo totale.

Somministrata per via orale sotto forma di compresse o polvere per soluzione orale, la metformina esiste in diversi dosaggi (500 mg, 850 mg, 1000 mg): in generale, la dose iniziale prevede la somministrazione di 500 mg/die, incrementabile a seconda delle caratteristiche dei pazienti e della patologia. In ogni caso non bisogna mai superare la dose di 3000 mg al giorno. Inoltre, il dosaggio deve necessariamente essere regolato in base alla funzionalità renale dei pazienti: trattandosi di un farmaco ad escrezione renale, se la funzionalità di questo organo è compromessa, occorrerà ridurre il dosaggio di metformina per evitare sovradosaggi e conseguenze anche gravi.

La formulazione tradizionale deve essere assunta due volte al giorno, in corrispondenza di colazione e cena: ogni compressa ha un effetto di circa 12 ore. Esistono anche formulazioni di metformina a lento rilascio, che assicurano un effetto della durata di 24 ore e quindi l’assunzione di un’unica compressa al giorno.

Talvolta i pazienti devono associare alla metformina altri farmaci, ecco perché questa molecola esiste non solo come monoterapia, ma anche in associazione ad insulina, sulfoniluree (es: tolbutamide, glipizide) e tiazolidinedioni (es: pioglitazone).

La terapia a base di metformina risulta sicura e ben tollerata. Tuttavia, possono comparire effetti collaterali a carico dell’apparato gastro-intestinale (nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e perdita dell’appetito). Più rari risultano altri tipi di effetti avversi, come l’alterazione nell’assorbimento della vitamina B12, le reazioni dermatologiche su base allergica e le alterazioni della percezione del gusto.

Dott.ssa Camilla Bergamini

FONTI

Zheng, Y., Ley, S. & Hu, F. Global aetiology and epidemiology of type 2 diabetes mellitus and its complications. Nat Rev Endocrinol 14, 88–98 (2018). https://doi.org/10.1038/nrendo.2017.151

 

http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=170&area=Malattie_endocrine_e_metaboliche

 

Foretz, M., Guigas, B. & Viollet, B. Understanding the glucoregulatory mechanisms of metformin in type 2 diabetes mellitus. Nat Rev Endocrinol 15, 569–589 (2019). https://doi.org/10.1038/s41574-019-0242-2

 

https://aemmedi.it/wp-content/uploads/2009/06/AMD-Standard-unico1.pdf

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