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Sanificazione ambienti in tempo di Covid: l’aria (PARTE II)

Nello scorso articolo avevamo affrontato come topic principale la sanificazione degli ambienti, con particolare attenzione alla sanificazione delle superfici.

Questa volta, invece, parliamo di quel che riguarda la sanificazione dell’aria, come sia possibile andare a creare un microclima all’interno di ambienti chiusi, sia familiari che di lavoro, che vada a limitare la proliferazione e la diffusione del virus.

Ci soffermeremo con attenzione su qualche soluzione: dalle più pratiche e semplici, adottabili da tutti, alle più mirate, da adottare con l’utilizzo della apposita strumentazione.

Le modalità di contagio sono state già chiarite nell’articolo precedente, possiamo quindi passare in rassegna i migliori metodi di sanificazione dell’aria che respiriamo.

Quali sono gli accorgimenti da tenere in casa per garantire una corretta aereazione degli ambienti?

Tutti, almeno una volta nella vita, hanno avuto una mamma o un papà, una zia o un nonno, che in pieno inverno spalancava la finestra, facendolo rabbrividire dal freddo, perché si doveva arieggiare la stanza, perché si era creata la cosiddetta aria “viziata”.

Mai buona abitudine fu migliore di questa.

Se continuate a tenere questo accorgimento, siete sulla buona strada.

Una persona durante una giornata di 24 ore respira 15.000 litri d’aria circa. Questa, di sicuro, era un’informazione poco conosciuta o comunque di bassa rilevanza sino a qualche tempo fa, ora invece più attuale e interessante che mai.

Infatti, la situazione in epoca COVID sembra proprio rimandare a quella di quando eravamo bambini: che sia inverno, primavera, estate o autunno, una delle principali raccomandazioni emanate dall’Istituto Superiore di Sanità è proprio quella di aprire la finestra, in modo più o meno frequente e in base al numero di persone che popolano la stanza, affinché ci sia un riciclo d’aria in un ambiente chiuso o in una abitazione, tenendo conto anche del tempo di permanenza delle persone all’interno dell’ambiente.

La creazione di un microclima ideale all’interno degli ambienti chiusi, in cui passiamo la maggior parte della nostra giornata, passa attraverso delle poche e semplici regole, vediamone alcune insieme:

  • evitare che l’aria all’interno della stanza diventi troppo secca, aprendo frequentemente le finestre che affacciano su strade meno trafficate; la mancata aereazione potrebbe portare alla sensazione di “aria consumata” che causa secchezza delle mucose che ci proteggono fisiologicamente da virus e batteri;
  • cercare, quindi, di mantenere un certo grado di umidità (solitamente si raccomanda una percentuale di umidità tra il 30 e il 70%), anche grazie all’utilizzo di umidificatori;
  • tenere ben pulito il filtro di condizionatori e termoconvettori, affinché l’aria filtrata mantenga dei livelli di salubrità adeguati;
  • pulire regolarmente le griglie con acqua e sapone o alcol al 75%, in modo da rimuovere dalla superficie l’eventuale presenza di virus.

Le cose non sono molto diverse per gli ambienti di lavoro. Ma approfondiamo: come bisogna comportarsi in ufficio?

Di certo, una delle migliori operazioni da compiere è sempre quella di aprire con maggiore frequenza le diverse aperture: finestre e balconi, così da garantire un buon ricambio dell’aria in tutti gli ambienti dove sono presenti postazioni di lavoro e personale.

L’ingresso dell’aria esterna (outdoor) crea una sorta di sostituzione o meglio diluizione ed allo stesso tempo una riduzione delle concentrazioni degli inquinanti, come anche dei bioaerosol (effetto droplets) che può trasportare virus (SARS-CoV-2), batteri, allergeni, ecc..

È proprio per questo motivo che si possono facilitare le trasmissioni di agenti patogeni tra i lavoratori, quando l’ambiente rimane stantio e non arieggiato.

Un proporzionato ricambio dell’aria deve sicuramente tener conto del numero di lavoratori presenti nell’ufficio, del tipo di attività svolta e della durata della permanenza negli ambienti di lavoro.

Qualora la naturale ventilazione degli ambienti non fosse possibile, quegli edifici dotati di specifici impianti di ventilazione che movimentano aria (consentendo il ricambio dell’aria dell’edificio con l’esterno), devono mantenere attivi l’ingresso e l’estrazione dell’aria 24 ore su 24, 7 giorni su 7, eliminando del tutto la possibilità alla macchina di utilizzare la funzione di ricircolo dell’aria per evitare l’eventuale trasporto del virus anche attraverso i filtri dell’impianto di aereazione.

Inoltre, in tutti i luoghi di lavoro di solito vi è un impianto di riscaldamento o raffrescamento (es. pompe di calore, termoconvettori). Questi sono da tenere spenti il più possibile per evitare che il virus venga rimesso in circolo nell’aria. Tuttavia, non sempre è possibile tenere spento un impianto, basti pensare ad una farmacia, dove la temperatura deve essere sotto costante monitoraggio per garantire un ambiente salubre e per poter conservare i medicinali. In questi casi si richiede la pulizia settimanale in base alle indicazioni fornite dal produttore. In questi ambienti, a ragion veduta, si presenta una condizione necessaria, ovvero quella di aprire regolarmente le finestre per aumentare il ricambio e la diluizione degli inquinanti accumulati nell’aria ricircolata dall’impianto, quando la temperatura esterna lo permetta.

A questo proposito, esistono dei metodi per sanificare l’aria, che si discostino da queste semplici accortezze di routine?

È ormai un lungo periodo quello in cui ci troviamo e le soluzioni purtroppo non si stanno rivelando mai definite del tutto. Tuttavia esistono delle macchine sanificanti per aria in utilizzo, come ad esempio il sanificatore ad ozono e il sanificatore a raggi UV.

L’ozono viene generato partendo dall’ossigeno: questo possiede un’azione “biocida” e il suo utilizzo è in fase di valutazione (non ancora completata). Tuttavia esistono una serie di dati che ne confermano l’efficacia microbicida anche sui virus.

La macchina va impostata ed utilizzata in funzione dei m3 da sanificare, si contano più o meno 4ml di ozono da vaporizzare per m3 e così, in base alla velocità di vaporizzazione della macchina di cui siamo in possesso, possiamo anche sanificare un ambiente in tempi consoni.

Essendo l’ozono (O3) molto reattivo anche con le molecole organiche del nostro corpo, si consiglia l’utilizzo di questa tecnica di sanificazione quando nessuno si trova nell’ambiente da sanificare. Quindi, ad esempio, se venisse utilizzato per sanificare un ufficio, sarebbe preferibile sanificare l’aria durante le ore notturne, quando i dipendenti non si trovano nelle zone trattate.

Un’altra modalità di sanificazione è data da sanificatori a raggi UV-C. Questa radiazione ha la capacità di modificare il DNA o l’RNA dei microorganismi impedendo loro di riprodursi e quindi di essere dannosi. Per tale motivo viene utilizzata in diverse campi, quali la disinfezione di alimenti, acqua e aria.

Il funzionamento di queste macchine è molto semplice: l’aria passa all’interno del macchinario dentro al quale si trovano i Led ultravioletti di tipo UV-C che esercitano un’azione germicida e virucida. Immediatamente purificata, l’aria viene rimessa in circolo. Il fatto che l’azioni virucida sia esercitata fisicamente da questa particolare lunghezza d’onda emessa dalla lampada, fa sì che questo metodo sia ritenuto più sicuro e utilizzabile anche in presenza di persone all’interno dell’ambiente da sanificare.

Per quanto riguarda la sanificazione ad uso domestico, esistono degli spray da vaporizzare direttamente nell’ambiente di interesse: alcuni con sostanze a base di cloro attivo altri anche a base alcolica. Tuttavia è opportuno non abusare di questi prodotti in quanto potrebbero essere nocivi per l’essere umano, per gli animali e per le piante all’interno dell’abitazione.

Per ultimo, ma non per importanza, all’interno delle abitazioni domestiche si può ricorrere all’utilizzo di un umidificatore che mantenga costante il livello di umidità all’interno della stanza, o dell’abitazione, così da avere aria salubre da respirare.

In conclusione…

Questi sono solo dei pratici consigli per massimizzare la difesa del nostro organismo dal virus, ma i principali accorgimenti restano sicuramente i soliti: lavare le mani ed usare la mascherina.

Buona protezione a tutti!

BIBLIOGRAFIA

https://www.iss.it/documents/20126/0/Rappporto+ISS+COVID-
19+n.+25_2020.pdf/90decdd1-7c29-29e4-6663-b992e1773c98?t=1589836083759

https://www.iss.it/documents/20126/0/Rapporto+ISS+COVID- 19+n.+5_2020+Aria+indoor.pdf/863eacc8-db83-57b9-478f 2a0e9e2065bat=1585306794138https://www.iss.it/documents/20126/0/Rapporto+ISS+COVID-19+n.+5_2020+Aria+indoor.pdf/863eacc8-db83-57b9-478f-2a0e9e2065ba?t=1585306794138

 

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Dott.ssa Dalila Solimeni

Farmacista di professione, ma con una profonda passione per la divulgazione scientifica.

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Sonia Belloni
Sonia Belloni
15 Aprile 2021 20:24

Complimenti D.ssa Solimeni per l’articolo, utile e chiaro. Sonia Belloni