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Cibo & Salute: Aspetti nutrizionali della steatosi epatica non alcolica

Il fegato può essere definito come la grande centrale chimica ed energetica del nostro organismo. Infatti svolge importantissimi ruoli, quali metabolizzare lipidi e carboidrati, metabolizzare e rimuovere tossine, produrre la bile, scindere gli amminoacidi e mantenere il normale bilancio ormonale.

La sua funzione può essere compromessa da un’alimentazione scorretta, abuso di bevande alcoliche, stupefacenti, farmaci e alcuni virus.

Cos’è la steatosi epatica?

L’accumulo di trigliceridi a livello degli epatociti determina la condizione di steatosi epatica, comunemente noto come fegato grasso. 

La steatosi epatica può essere distinta in “non alcolica” (NAFLD – non alcoholic fatty liver disease) e “alcolica” (ALD – alcoholic liver disease). Nel secondo caso la condizione di steatosi è inequivocabilmente legata all’eccessivo e protratto consumo di bevande alcoliche. La NAFLD può avere invece una serie di cause, tra le quali: fattori genetici predisponenti (polimorfismi di PPARγ, APOA2, FABP2 o altri, legati quindi al metabolismo di grassi e zuccheri), fattori ormonali (ipotiroidismo, per esempio), alimentazione squilibrata, alterazioni dell’ecosistema intestinale, presenza di condizioni predisponenti tra le quali diabete, sovrappeso o obesità con accumulo di grasso a livello viscerale, dislipidemie. 

RUOLO DELLA SINDROME METABOLICA NELLA STEATOSI EPATICA

La sindrome metabolica (SM) è una condizione predisponente allo sviluppo della steatosi epatica. I parametri secondo i quali viene diagnosticata la sindrome metabolica, nota anche come sindrome X2, sono 5. È sufficiente riscontrare obesità centrale (circonferenza vita superiore a 94 cm nell’uomo e a 80 cm nella donna, per l’etnia Europide) più altre 2 delle seguenti 4 condizioni:

-trigliceridi > di 150 mg/dL, o trattamenti specifici in corso

-colesterolo HDL < a 40 mg/dL nell’uomo e 50 mg/dL nella donna, o trattamento ipolipemizzante in atto

-glicemia a digiuno > 100 mg/dL

-ipertensione arteriosa >130/85 mmHg, o trattamento ipotensivo in atto

La SM è una condizione altamente pro-infiammatoria, a causa degli elevati livelli plasmatici di FFA (fatty free acids) e citochine pro-infiammatorie circolanti, e nella maggior parte dei casi associata a iperglicemia e insulino resistenza (condizione nella quale si ha una ridotta risposta recettoriale ai livelli di insulina circolanti). 

Tirando quindi le somme, ci sono una serie di fattori che contribuiscono all’alterazione degli epatociti. L’accumulo di trigliceridi e acidi grassi liberi e lo stress ossidativo e l’apoptosi, favorite dallo stress cellulare, che determinano infiammazione.

Il danno epatico può essere correlato anche allo stato di salute dell’ecosistema intestinale. Se questo, infatti, risulta alterato, cambia anche la permeabilità intestinale. Il fegato corre quindi il rischio di essere esposto a grandi quantità di prodotti derivanti dall’intestino. 

CHE RUOLO HA L’ALIMENTAZIONE NELLA STEATOSI EPATICA

La steatosi epatica può essere combattuta su più fronti, e oltre all’utilizzo di farmaci specifici assunti esclusivamente in presenza di prescrizione medica, risulta fondamentale seguire un’alimentazione equilibrata e praticare attività fisica. Possono anche essere impiegati specifici nutraceutici, alimenti funzionali. 

Il piano alimentare in questi casi dovrebbe prevedere una restrizione calorica, volta alla perdita di massa grassa. Un calo ponderale di circa il 10% circa permette di migliorare la steatosi e l’infiammazione. Per favorire una perdita di peso graduale e possibilmente duratura va svolta anche una regolare e adeguata attività fisica. 

Numerosi aspetti della Dieta Mediterranea rendono questo regime alimentare uno dei più adeguati per il trattamento della steatosi epatica. Essa prevede, infatti, consumo quotidiano di olio extravergine di oliva, ricco di MUFA (MonoUnsaturated Fatty Acids), e un basso consumo di acidi grassi saturi. Questo permette di ridurre l’accumulo di lipidi a livello epatico e di aumentare il catabolismo delle lipoproteine ricche di trigliceridi. 

Sempre riguardo ai grassi, va consumata una adeguata quantità di grassi PUFA (PolyUnsaturated Fatty Acids), che troviamo sia nei semi oleosi, sia nel pesce.

La Dieta Mediterranea prevede, inoltre, un elevato apporto di fibre (derivanti da verdure, legumi, cereali integrali) e un elevato introito di carboidrati complessi, a basso indice glicemico. 

Nello specifico, per trattare la steatosi epatica, si dovrebbe cercare di non superare il 45% di introito giornaliero di carboidrati totali. I carboidrati semplici andrebbero il più possibile limitati. Grande attenzione va anche volta al consumo di fruttosio: se viene introdotto in quantità elevate (il suo introito non dovrebbe superare i 7-10 g/die), verrà trasformato dal fegato in acidi grassi liberi e trigliceridi.

Le fonti proteiche da prediligere sono quelle vegetali, oltre a pollame e pesce.

STEATOSI EPATICA E ALIMENTI FUNZIONALI

Gli alimenti funzionali più interessanti nell’ambito del trattamento della steatosi epatica sono: gli omega-3, la vitamina D, i pre- e probiotici e la vitamina E.

Gli omega-3 agiscono su recettori e fattori di trascrizione, inibendoli o attivandoli, riducendo la lipogenesi de novo, riducendo i livelli di trigliceridi circolanti, incrementando la β-ossidazione mitocondriale (Masterton et al. – Alimentary Pharmacology & Therapeutics – 2009). 

La vitamina D potrebbe essere un elemento interessante nel trattamento della steatosi, partendo dall’osservazione che bassi livelli di vitamina D a livello sierico sono state associate alla NAFLD. Ulteriori ricerche però dovranno confermare l’esito dei primi studi effettuati (Myrto Eliades & Elias Spyrou – WJG – 2015).

La vitamina E, potente antiossidante, è un candidato ideale per trattare lo stress ossidativo causato dalla SM e quindi della steatosi epatica. 

Infine, pre- e probiotici sono fedeli alleati della salute della nostra flora intestinale. Come già descritto precedentemente, la salute dell’intestino e la sua permeabilità sono importanti per il corretto funzionamento asse intestino-fegato.

CONCLUSIONI

È infine importante ricordare che la steatosi epatica è una condizione, il più delle volte, reversibile. Se non trattata correttamente purtroppo però può evolvere verso danno epatici non recuperabili. Questo dovrebbe indurci ad affrontare il problema tempestivamente e con determinazione, avendo ancora la possibilità di recuperare a pieno la nostra funzionalità epatica. 

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Dott.ssa Laura Kerer

Biologa nutrizionista. Si occuperà di divulgare consigli alimentari e nutrizionali per un corretto e sano stile di vita. Info: Potete contattare personalmente la dott.ssa Laura Kerer all'indirizzo di posta elettronica kererlaura@gmail.com o iltuofarmacista.web@gmail.com Potete visitare la pagina Facebook Dott.ssa Laura Kerer - Biologa Nutrizionista

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