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Medicinali scaduti: cosa fare se si assumono per errore?

Può succedere di assumere una compressa di un farmaco scaduto: come quella presente in una confezione di Tachipirina in fondo al cassetto dei medicinali che usiamo in emergenza perché abbiamo finito tutto in casa.

Per quanto riguarda la forma farmaceutica delle compresse e delle capsule, la letteratura che deriva da studi recenti ha evidenziato che assumere un farmaco scaduto anche dopo un anno non crea problemi in termini di sicurezza: recenti studi in merito alla stabilità dei farmaci hanno dimostrato che le compresse anche di un farmaco scaduto rimangono stabili dall’80 al 100% nei due anni successivi alla scadenza: i primi segni di deterioramento si notano dopo cinque anni.

Perciò, se si assume accidentalmente un farmaco sotto forma di compressa oltre la data di scadenza, non occorre andare nel panico: la condizione più plausibile è che abbia perso la propria efficacia, per cui, per ottenere l’effetto desiderato, sarà opportuno recarsi in farmacia ad acquistare una confezione nuova.

La componente che può alterare in maniera negativa e pericolosa è invece la conservazione non adeguata dei medicinali a casa. Infatti, dal momento in cui apriamo la confezione e il suo blister, la conservazione ottimale del farmaco potrebbe essere compromessa, poiché il farmaco stesso viene conservato in una stanza umida come può essere un cassetto in bagno oppure in una stanza calda (come le mensole della cucina).

I farmaci, per restare stabili ed efficaci, dopo l’apertura devono essere conservati in ambienti a umidità costante e a temperature stabili non inferiori a 10 gradi e non superiori a 24-25 gradi, situazione che rende poco adatti alla conservazione dei farmaci i luoghi in cui abitualmente li teniamo.
I posti ideali per una conservazione ottimale dei farmaci sono luoghi in cui la temperatura e l’umidità non subiscono variazioni, come la camera da letto o il soggiorno.

Il discorso cambia quando si parla invece di preparazioni iniettabili o sciroppi o gocce: questi infatti non devono essere assunti se hanno superato la data di scadenza e anche se mostrano alterazioni come sedimenti o liquido torbido. In questo caso, prima dell’assunzione occorre sempre controllare l’integrità della formulazione che vogliamo assumere, per evitare spiacevoli inconvenienti.

Per i colliri, invece, oltre alla data di scadenza e la possibile formazione di sedimenti, occorre controllare sulla confezione per quanto tempo è possibile assumere il farmaco dopo la sua apertura: solitamente, non più di un mese, ma ci sono dei colliri che possono essere usati fino a tre mesi dalla loro data di apertura.

Perciò, per poter correre il minimo rischio, occorre conservare i medicinali nella maniera adeguata: tenuti in camera da letto o nel soggiorno, o in un posto con pochi sbalzi di temperatura e di umidità, ridurrà il rischio di alterazioni chimico fisiche. Inoltre, controllare una volta ogni sei mesi, o almeno una volta all’anno, controllare la scadenza delle confezioni di

medicinali che abbiamo in casa può ridurre la probabilità di assumere accidentalmente anche le formulazioni più delicate delle compresse.

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Dott.ssa Laura Ciarletta

Laureata in Farmacia. Nutre una profonda passione per la fitoterapia e la medicina alternativa come supporto alla medicina tradizionale.

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