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Microorganismi: come compiono il salto di specie?

Si parla molto, considerata l’attuale pandemia di Coronavirus che ci ha colpito, di virus animali che acquisiscono la capacità di cambiare ospite, passando così ad un’altra specie e generando conseguenze all’interno dei nuovi ospiti. Questo salto di specie viene definito “Spillover”, che tradotto letteralmente significa “tracimazione”. 

Come mai i virus acquisiscono la capacità di compiere questo salto?

E con quali meccanismi?

Ed ancora, come è possibile che quel microorganismo (batterio o virus) fino a ieri viveva all’interno di una specie senza arrecare particolari danni, ma nel momento in cui infetta un nuovo ospite, può diventare pericoloso? Procediamo con ordine. Il fenomeno dello Spillover è noto da molto tempo alla comunità scientifica ed avviene semplicemente perché il microorganismo patogeno si trova in condizioni ottimali per poterlo fare. Pensate: un virus potenzialmente letale, vive all’interno dei pipistrelli della frutta da secoli. Questo mammifero, a causa di cambiamenti climatici o edificazione all’interno del proprio ecosistema, si trova costretto a cambiare habitat e qui entrerà in contatto con altre specie. Se il pipistrello incontrerà l’uomo, e sarà in grado di infettarlo, siamo di fronte ad una zoonosi, bingo. E cosa c’è di più appetibile per un parassita, una specie diffusa a livello planetario, che vive in gruppi sociali stretti e si sposta molto?

I meccanismi che portano al salto di specie possono essere molteplici, ma essenzialmente tutti si basano su un riconoscimento. Un virus è in grado di vivere solo all’interno del suo ospite, quindi, per entrare sarà necessario che le proteine espresse sull’involucro che lo contiene, che è chiamato capside, riconoscano le proteine espresse sulle cellule dell’ospite. È un po’ come dover aprire una porta: c’è bisogno della chiave giusta. E questa chiave, i virus la fabbricano tramite continui tentativi, eventi casuali che la selezione naturale seleziona nel tempo, permettendo a qual microorganismo la sopravvivenza nell’ambiente: le mutazioni. Un virus cambia molto velocemente, questo gli da la possibilità di fare un gran numero di tentativi, fino a trovare l’ospite, la cui porta di accesso, verrà aperta della sua chiave.

Nel corso della storia, tanti sono stati i microorganismi in grado di compiere questo salto. Il virus Ebola, ad esempio, si ritiene sia passato dai pipistelli, ai macaco ed infine all’uomo, il virus Hendra, che fece la sua comparsa in Australia agli inizi degli anni 1990, passando dai pipistelli, ai cavalli all’uomo, il batterio responsabile della Psicoattiosi, una malattia infettiva che nell’uomo porta a polmoniti, ed è trasmessa dai volatili, soprattutto dai pappagalli, ed infine il coronavirus Sars, che nel 2003 portò all’omonima pandemia, anche esso passato dai pipistrelli, allo zibetto, ed infine a noi.

Avrete notato che spesso l’organismo ospite è un pipistrello, questo perché, si ritiene che il loro sistema immunitario sia costantemente “acceso”, non come il nostro che si attiva in seguito ad uno stimolo potenzialmente nocivo. Questa particolarità potrebbe essere alla base della capacità di questi mammiferi di fungere così spesso da ospite serbatoio di molti virus noti. Questi mammiferi, inoltre, sono sia estremamente diffusi in natura che longevi (anche 40 anni di vita) e rappresentano quindi un ospite ottimale per molti microorganismi, patogeni e non. 

Cosa possiamo fare per evitare che nuovi fenomeni di Spillover avvengano?

Abbiamo imparato che il distanziamento sociale sfavorisce il diffondersi dei virus, che le mani vanno lavate per almeno 60’’, che le mascherine con filtro FFP2 sono efficaci presidi che ci proteggono dal contagio virale, ma cosa possiamo fare per proteggerci a monte, da un virus? Come possiamo rendere difficoltoso il loro saltare di specie.  Possiamo scegliere di ridurre dei consumi, di avere una maggiore attenzione verso l’ambiente, di non edificare in maniera selvaggia distruggendo habitat animali; scelte che hanno a valle effetti positivi anche sul clima. Mentre scrivo questo articolo il Coronavirus sembra perdere la sua battaglia contro la specie umana. Diminuiscono i contagi, i morti, i ricoveri in terapia intensiva, mentre la ricerca scientifica va avanti nella formulazione di un vaccino e terapie efficaci contro la malattia. Voglio essere ottimista, dunque. Scegliamo di essere memori di questa esperienza, consapevoli che è compito di tutti impedire che questa infelice pagina della nostra storia di ripeta ancora. 

 

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Dott.ssa Donatella Mignogna
Dott.ssa Donatella Mignogna

Laureata in biologia, indirizzo biosanitario. Dottorato in medicina traslazionale e clinica.

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