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MAL DI MARE O MAL DI MONTAGNA?

Con l’arrivo della bella stagione, spinti anche da una situazione di rintanamento in casa, causa lockdown, ci ritroviamo con una voglia matta di vacanza.

Ma i dubbi che si incontrano prima di andare in vacanza sono molteplici, innanzitutto si parte con la scelta della destinazione: mare o montagna?

Dovunque se desideri andare, bisogna tenere a mente che ogni paesaggio faunistico che sceglieremo, potrà procurarci qualche malessere, entriamo nel vivo del discorso.

Quali sono i migliori parametri per scegliere tra il mare e la montagna? Facciamo un paio di esempi:

Bene, siamo in procinto di partire, con noi decide di venire anche il nonno, affetto da broncopneumopatia cronica. Dove sarebbe meglio dirigerci?

Sicuramente sarebbe bene scegliere oltre che per piacere, anche per agevolare la vacanza al nonno, che con gravi problemi respiratori, potrebbe essere sicuramente agevolato andando al mare, come si suol dire a respirare aria di mare.

Infatti l’aria di mare che include in sé un mix di clima temperato, iodio, sodio e luce rappresenta un vero vantaggio per tutte le persone che sono affette da patologie di tipo respiratorio, donando una distensione del tono respiratorio e migliorando la respirazione.

Altro caso, stiamo per partire con tutta la famiglia, il nostro cuginetto di 10 anni soffre di una forte allergia agli acari della polvere, questa allergia lo limita molto nello svolgimento della vita quotidiana. Dove sarebbe meglio dirigersi?

In questo caso, sarebbe meglio dirigersi in montagna, almeno oltre i 1500 metri, dove l’aria secca non aiuta e non favorisce la riproduzione dell’acaro della polvere, quindi è praticamente assente e l’allergia agli acari di nostro cugino ne trarrebbe davvero un beneficio.

Quindi il consiglio per una vacanza che possa giovare alla nostra salute fisica e mentale è sicuramente quello di valutare il clima e le condizioni atmosferiche del luogo in cui ci recheremo. La salute fisica è sicuramente alla base di quella psichica, in quanto i malesseri fisici, soprattutto in vacanza, causano un forte stress a livello mentale.

Se si tratta di soggetti in buona salute, cosa ci si può aspettare andando in montagna?

Molte persone decidono di recarsi in montagna per una vacanza all’insegna del fresco e del verde, ma molto spesso può capitare che l’organismo non si adatti adeguatamente al cambiamento di altitudine, il cambiamento può diventare significativo già ad un’altitudine di 1500-2000 metri.

Solitamente la causa di questo non adeguamento all’altitudine può essere dovuta alla rapidità con la quale si raggiunge la quota, ad esempio, immaginiamo di partire in macchina o in treno e muoverci da una località di mare, quindi a 0 metri dal livello del mare e in un paio d’ore di viaggio, arrivare ai 2000 metri.

L’organismo umano può non adattarsi adeguatamente a questa variazione.

Tuttavia, anche un organismo ormai adattato che svolge attività fisica ad una quota differente da quella di partenza, ossia quella dove siamo abituati a vivere, può causare il non adattamento dell’organismo.

I sintomi che possono presentarsi in questo caso, che sono causati da ipossia, ossia scarso apporto di ossigeno nei tessuti, spaziano dalla generica cefalea, a vertigini, difficoltà respiratorie, nausea, mancanza di appetito, senso di stordimento e vomito, in casi più gravi si può arrivare addirittura a causi infausti di edema polmonare e cerebrale.

Questi sintomi possono presentarsi in modo isolato o presentarsi contemporaneamente.

Quindi bisogna fare molta attenzione già alle prime avvisaglie di malessere, senza sottovalutarne alcuna.

Cosa fare e come comportarsi in caso di mal di montagna?

Delle volte un soggetto che presenta lievi sintomi di ipossia, può ritornare alla condizione di buona salute, anche solo venendo accompagnato a qualche centinaia di metri di altitudine inferiore a quelle in cui si ritrova quando si manifestano i sintomi.

Qualora la situazione fosse comunque gestibile si potrebbe consigliare al soggetto con cefalea non responsivo ai comuni analgesici, di rimanere alla stessa altitudine ma rimanendo a riposo per almeno un giorno, in modo tale da ristabilire una corretta ossigenazione dell’organismo. 

Alla persona con sintomi ipossici possono essere somministrati medicinali sintomatici, come analgesici per la cefalea, antiemetici per il vomito ed anche acetazolamide, ossia un farmaco che veniva utilizzato come diuretico in passato, ma che in questo caso aiuta l’acclimatamento in quanto riduce il riassorbimento dei bicarbonati a livello renale con conseguente aumento dell’eliminazione di questi ultimi, aumentando così il riequilibrio di anidride carbonica dal nostro organismo, in favore di una migliore ossigenazione.

Cosa ci si può aspettare, invece, se si decide di andare al mare?

Non si può dissociare l’idea di estate dall’andare almeno una volta nella bella stagione al mare. È del tutto impossibile!

Infatti, tantissime sono le persone che decidono di andare a passare la vacanza estiva in una località di mare. 

Chi di noi non è mai stato almeno una volta nella vita in barca, su un traghetto, su un pedalò, su una moto d’acqua o su un materassino? Credo che tutti risponderanno a questa domanda: “Io ci sono stato!”.

In effetti, tutti almeno una volta nella vita potrebbero aver sofferto di mal di mare.

Cos’è il mal di mare? Come si previene o si cura?

Il mal di mare è indicato come quella sensazione di nausea, cefalea, senso di spossatezza che molte persone si ritrovano a dover riscontrare mentre ci si trova su un mezzo in movimento sull’acqua, che può essere anche il banale materassino gonfiato in spiaggia.

Il tutto si racchiude in una scoordinazione tra nervo ottico e nervo acustico che afferiscono informazioni differenti al cervello, infatti gli occhi fissano un punto, ma nel labirinto dell’orecchio viene percepito un moto ondulatorio, che non è assecondato da ciò che si sta guardando.

Tutti i sintomi che possono venirsi a manifestare si interrompono dopo poco tempo in cui il soggetto ritorna sulla terra ferma. 

Ma qualora ci trovassimo in mare aperto e la possibilità di toccare la terra ferma fosse di ore, se non anche giorni, la cosa migliore da fare è cercare di stare più all’aria possibile, evitando spazi chiusi e angusti, come potrebbero essere le cabine di un traghetto, cercando di guardare l’orizzonte, cercando di tenere il più possibile lo sguardo fisso su un punto fermo, se tutto questo non dovesse essere sufficiente, si può ricorrere ad alcuni farmaci.

Tra i farmaci da poter assumere in caso di mal di mare vi sono degli antistaminici come il dimenidrinato, somministrato anche ai bambini di età superiore ai 2 anni, questa molecola viene somministrata come capsula molle da ingerire o gomma da masticare, la sua assunzione è consigliata dai 30 ai 60 minuti prima della partenza e se il viaggio dovesse essere lungo, l’assunzione si può ripetere dopo 4-6 ore.

Esiste anche un cerotto da applicare dietro all’orecchio a base di scopolamina, questo va applicato invece almeno 2 ore prima della partenza.

Esistono tuttavia anche dei metodi alternativi come la digitopressione, che viene effettuata con l’utilizzo di appositi braccialetti, che sembrano attenuare i sintomi, tuttavia su questo metodo non esistono evidenze scientifiche.

In conclusione, possiamo dire che: “Vacanza che vai, malessere che trovi”

Ma per non essere cinici, l’importante è prestare qualche accorgimento e la vacanza sarà un successo. Buone vacanze!

Un articolo della dott.ssa Dalila Solimeni 

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Carlo Barbera
Carlo Barbera
4 Agosto 2020 19:31

Articolo interessante, Informazioni esaurienti.