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Tetano: cos’è e come prevenirlo

Il tetano è una malattia infettiva acuta e non contagiosa (non si trasmette da persona a persona) che colpisce il sistema nervoso. Si manifesta con dolorosi spasmi e contrazioni muscolari che, partendo dalla mascella e dal volto, possono arrivare a compromettere la funzionalità respiratoria dell’individuo mettendo in serio pericolo la sua vita.

La malattia insorge a seguito della contaminazione di tagli o ferite profonde da parte del Clostridium tetani, un batterio gram positivo presente in ambienti “ostili” come la polvere, terreno e metalli e che è in grado di rilasciare una potente neurotossina responsabile dell’insorgenza della paralisi spastica muscolare.

Il patogeno: Clostridium tetani

Il bacillo Clostridium tetani è protagonista di un caratteristico ciclo vitale che gli consente di sopravvivere anche in condizioni ambientali estreme. Esiste, infatti, in natura in due forme diverse:

  • una forma vegetativa, che cresce e si replica esclusivamente in condizioni di anaerobiosi (assenza di ossigeno), responsabile della produzione della tetanospasmina o tossina tetanica che provoca il tipico quadro clinico del tetano;
  • una forma di spora, che rappresenta lo stato “dormiente” del batterio, in grado di sopravvivere in presenza di ossigeno, di resistere a temperature estreme (ebollizione e congelamento) e all’azione di agenti antisettici (fenolo, etanolo ecc.).

Quest’ultima forma è quella che ci consente di definire il Clostridium tetani un batterio “ubiquitario”, ovvero presente in svariati ambienti come il terreno, la polvere, le superfici di oggetti metallici e feci di animali (soprattutto di equini e bovini). La resistenza di cui sono dotate le spore del batterio consente loro di sopravvivere in questi “serbatoi” per anni, prima di trasformarsi in forma vegetativa all’interno dell’organismo infettato.

Come si contrae il tetano?

Una falsa credenza molto diffusa sostiene che il tetano si contragga ferendosi con oggetti arrugginiti, identificando dunque la ruggine come responsabile della malattia. In verità, come accennato in precedenza, la ruggine degli oggetti metallici è solo una delle tante superfici potenzialmente contaminate da Clostridium tetani, l’unico vero responsabile della malattia.

Le vie di ingresso delle spore batteriche sono, appunto, le ferite cutanee sporche di terra e profonde, provocate da lacerazioni con vetro, metallo, legno, punture con filo spinato, chiodi e altri oggetti o corpi estranei appuntiti (tipica la puntura con le spine delle rose, spesso concimate con sterco di cavallo o vacca). Seppur meno comuni, i morsi di animali, le bruciature e le scottature, i piercing, l’uso iniettivo di droghe e il taglio del cordone ombelicale con strumenti non sterilizzati, sono da considerarsi altre potenziali vie di accesso delle spore batteriche.

La germinazione delle spore batteriche

Affinché si verifichi l’insorgenza del tetano, è necessario che le ferite contaminate dalle spore di Clostridium tetani non siano esposte all’aria e che siano sufficientemente profonde (e chiuse) da ricreare una condizione di anaerobiosi. Difatti, solo in un ambiente privo di ossigeno le spore trovano una circostanza favorevole alla loro “germinazione”: in questo modo, esse si trasformano nella forma vegetativa del batterio in grado di produrre la tossina tetanica. Quest’ultima può raggiungere le fibre nervose attraverso il sangue o il sistema linfatico andando ad interferire con i neurotrasmettitori che regolano la contrazione muscolare. Sono sufficienti minime quantità della tossina affinché si manifesti uno spasmo muscolare doloroso e continuo che interessa via via tutti i muscoli del corpo.

È importante precisare che il batterio non conferisce alla ferita in questione un aspetto “purulento”, motivo per cui una lesione “pulita” non è necessariamente indicativa di una contaminazione bassa o nulla. Le spore, infatti, potrebbero rimanere indisturbate nel sito della ferita in attesa di riattivarsi non appena si presentino le condizioni di anaerobiosi.

Inoltre, il tempo che intercorre tra la germinazione del Clostridium tetani e la comparsa dei primi sintomi (periodo di incubazione) è mediamente di 10 giorni e può aumentare quanto più la sede di accesso del batterio è distante dalle componenti del sistema nervoso.

Sintomi

L’etimologia greca tètanos, ovvero “tensione, rigidezza delle membra” si riferisce chiaramente alla sintomatologia della malattia, fisicamente visibile. Difatti, si osserva nel paziente un progressivo stato di rigidità e di contrattura muscolare che, dapprima, interessa i muscoli della mandibola e la muscolatura mimica facciale (con difficoltà o impossibilità di aprire la bocca); poi coinvolge la muscolatura cervicale, del tronco, fino ad arrivare a quella addominale provocando nel soggetto una postura completamente anomala ed “incurvata” (opistotono).

Seppur della durata di pochi minuti e indotti da stimoli sensoriali minimi (fonti di luce, contatto fisico, rumore), questi spasmi muscolari compromettono inevitabilmente alcune funzioni vitali del soggetto come la deglutizione e la respirazione che potrebbero, nel peggiore dei casi, risultare fatali.

Come intervenire in caso di sospetta infezione?

Nell’ipotesi di un incidente che abbia provocato una ferita profonda, si procede in prima battuta con la disinfezione della zona interessata con antisettici e disinfettanti per rimuovere lo sporco e l’eventuale tessuto necrotico. L’uso dell’acqua ossigenata, ad esempio, risulta sì utile al fine di aumentare la quota di ossigeno “disponibile” nell’ambiente della ferita (sfavorendo la germinazione delle spore) ma potrebbe, tuttavia, non essere sufficiente a garantire una pulizia tale da escludere a priori una potenziale contaminazione da Clostridium tetani.

Partendo dal presupposto che non esiste una cura specifica in grado di eliminare l’eventuale tossina tetanica già legatasi alle terminazioni nervose, si procede generalmente con la somministrazione di immunoglobuline umane antitetaniche (anticorpi contro la tossina estratti dal plasma umano) a scopo profilattico e al fine di bloccare la “corsa” della eventuale tossina venutasi a produrre e ancora in circolo. A tali immunoglobuline può essere associata la somministrazione orale o endovenosa di antibiotici insieme ad altri farmaci utili ad alleviare il dolore dato dagli spasmi muscolari (sedativi, anestetici ecc.).

Prevenzione: la vaccinazione antitetanica

Le immunoglobuline di cui sopra vengono generalmente somministrate in pronto soccorso o dal medico curante entro le 24 ore successive alla ferita a rischio. Tale procedura si applica anche nei casi di ferite meno gravi e nei casi di pazienti che non hanno ricevuto le tre dosi base del vaccino o che sono in ritardo con i richiami vaccinali.

La vaccinazione antitetanica è, infatti, l’unica arma di prevenzione a nostra disposizione per difenderci dal tetano: grazie alla sua somministrazione, vengono prodotti anticorpi in grado di neutralizzare la tossina tetanica prima che raggiunga il sistema nervoso centrale.

In Italia, il calendario vaccinale prevede la somministrazione gratuita (a carico del SSN) e obbligatoria (per i nati dal 2001) di un ciclo base di 3 dosi entro il primo anno di vita e dosi di richiamo da effettuare a 5-6 anni e poi ogni 10 anni.

Il lungo tempo che intercorre tra un richiamo e l’altro, porta spesso a trascurare il proprio calendario vaccinale in età adulta generando, così, casi di pazienti con uno stato di copertura vaccinale “incerta”. Per questo motivo è sempre raccomandabile, in caso di necessità, rivolgersi al proprio medico (o al pronto soccorso) per valutare il grado di rischio della propria ferita e procedere con la opportuna profilassi.

FONTI:

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/t/tetano?highlight=WyJ0ZXRhbm8iXQ

https://www.ecdc.europa.eu/en/tetanus/facts

http://www.salute.gov.it/portale/vaccinazioni/dettaglioContenutiVaccinazioni.jsp?lingua=italiano&id=4829&area=vaccinazioni&menu=vuoto

 

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Dott.ssa Anna Flavia Carli

Farmacista di professione, ma con una profonda passione per la divulgazione scientifica.

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