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L’ipertensione arteriosa: il ruolo cruciale della prevenzione

Che cos’è l’ipertensione arteriosa?

L’ ipertensione arteriosa è una condizione caratterizzata dall’elevata pressione del sangue pompato dal cuore sulla parete delle arterie.

Nello specifico ad ogni battito del cuore, il sangue esce dal ventricolo sinistro attraverso la valvola aortica, passa nell’aorta e si diffonde in tutte le arterie del nostro organismo.

Quando il cuore si contrae e il sangue passa nelle arterie si registra la pressione arteriosa più alta, detta ‘sistolica’ o ‘massima’; tra un battito e l’altro il cuore si riempie di sangue e all’interno delle arterie si registra la pressione arteriosa più bassa, detta ‘diastolica’ o ‘minima’.

Misurazione della pressione

La misurazione della pressione si registra a livello periferico, usualmente al braccio e viene indicata da due numeri che determinano la pressione arteriosa sistolica e la diastolica, misurate in millimetri di mercurio (es. 120/70 mmHg che rappresenta la pressione arteriosa ottimale).

Quando i valori di sistolica e/o di diastolica superano i 140 (per la massima) o i 90 (per la minima), si parla di ipertensione arteriosa sistemica. Quando è solo la massima ad essere alta (cioè  140 mmHg), si parla di ipertensione ‘sistolica isolata’.

Cosa comporta?

Quando parliamo di ipertensione arteriosa non definiamo una malattia bensì un fattore di rischio importante che può causare l’insorgenza di altre patologie cardiovascolari quali l’ictus, l’infarto del miocardio, gli aneurismi, le arteriopatie periferiche, l’insufficienza renale cronica, la retinopatia. 

Per questo è fondamentale individuarla e curarla per prevenirne i danni che può causare. 

Purtroppo, a soffrire di ipertensione, si stima ci siano circa 15 milioni di italiani e solo circa la metà di questi ne è consapevole. Pertanto è fondamentale controllare regolarmente la pressione arteriosa e mantenerla a livelli raccomandati sopra citati attraverso l’adozione di uno stile di vita sano.

 Prevenzione e cause

Il valore della pressione arteriosa dipende, infatti, in massima parte dall’ adozione degli stili di vita fin dalla giovane età: una dieta povera di sale con molta frutta e verdura, fare attività fisica, controllare il peso corporeo, non fumare e limitare il consumo di alcool mantengono la pressione arteriosa a livelli favorevoli nel corso della vita e ci aiutano a prevenire tale fattore di rischio.

Inoltre, nel 90-95% dei casi l’ipertensione arteriosa non ha una causa identificabile e curabile: gli elevati valori pressori sono il risultato dell’alterazione dei meccanismi complessi che regolano la pressione (sistema nervoso autonomo, sostanze circolanti a livello sanguigno che hanno effetto sulla pressione), questa forma viene dunque indicata come ‘ipertensione essenziale’. In una minoranza dei casi, invece, (5-10%) l’ipertensione è la conseguenza di malattie, congenite o acquisite, che interessano i reni, i surreni, i vasi, il cuore, e per questo viene definita ‘ipertensione secondaria’ e può essere normalizzata curando la malattia in questione.

È importante sottolineare che in alcuni casi l’aumento dei valori di pressione arteriosa dipende dall’uso (talvolta dall’abuso) di alcune sostanze tra cui, per esempio, la liquirizia, gli spray nasali, il cortisone, la pillola anticoncezionale, la cocaina e le amfetamine. In questi casi, sospendendo l’assunzione di queste sostanze, i valori pressori tornano alla normalità, inoltre un aumento della pressione arteriosa può dipendere anche da aspetti ereditari.

Quali sono i sintomi?

Solitamente l’ipertensione arteriosa non dà sintomi specifici ed è motivo per cui viene definita il “Killer silenzioso” poiché generalmente viene scoperta mediante controllo medico o in farmacia.

In caso di aumento importante dei valori pressori (crisi ipertensiva, valori > 180/110 mmHg) può comparire una cefalea violenta, nausea, vomito, alterazioni della vista (restringimento del campo visivo, o presenza di puntini luminosi davanti agli occhi), vertigini e ronzii alle orecchie (acufeni) o ancora un’importante epistassi (emorragia dal naso).

La scarsità dei sintomi e la loro aspecificità sono il motivo principale per cui spesso il paziente non si accorge di avere la pressione alta. 

Per questo è fondamentale controllare periodicamente la pressione: fare diagnosi precoce di ipertensione arteriosa significa prevenire i danni ad essa legata e, quindi, malattie cardiovascolari anche invalidanti.

Una volta fatta diagnosi di ipertensione arteriosa, è utile sottoporsi ad alcuni esami che permettono di capire se l’ipertensione ha già danneggiato i vasi, il cuore, i reni, in modo da adottare la terapia antiipertensiva più idonea.

Come si cura l’ipertensione?

Il trattamento dell’ipertensione arteriosa, anche quando prevede il ricorso alla terapia farmacologica, non può assolutamente prescindere da uno stile di vita alimentare sano associato ad attività fisica.

L’obiettivo del trattamento della pressione arteriosa deve essere quello di riportare i valori pressori alla normalità (cioè, entro i 120/70 mmHg) non basta dunque abbassare un po’ la pressione ma è importante normalizzarla. 

 Nei casi di lieve aumento della pressione arteriosa le modificazioni dello stile di vita possono essere la sola terapia prescritta dal medico, e possono essere efficaci nel riportare la pressione arteriosa a valori normali.

Se ciò non dovesse bastare è necessario intraprendere una terapia farmacologica. È importante sapere che la terapia antiipertensiva è una terapia cronica, che va assunta per molti anni.

Farmaci antipertensivi

I farmaci di cui disponiamo sono molti, ed agiscono sul controllo della pressione arteriosa con meccanismi diversi; sono tutti efficaci e sicuri, e la scelta del tipo di antiipertensivo da utilizzare viene fatta sulla scorta della storia del paziente e della presenza di altre patologie associate.

Per la terapia farmacologica sono disponibili diverse classi di farmaci:

  • Diuretici (es. Furosemide/Lasix, Amiloride/Moduretic in associazione con Idroclorotiazide ecc)
  • Beta bloccanti (es. Nebivololo/Lobivon,Lobidiur,Nebilox, Bisoprololo,Congescor ecc.)
  • Calcio-antagonisti (es. Amlodipina/Norvasc, Verapamil/Isoptin ecc.)
  • ACE-inibitori (es. Ramipril/ Triatec,Unipril, Lisinopril,Zestril, Fosinopril/Fosicombi ecc.)
  • Inibiori diretti della Renina (es. Aliskiren/Rasilez)
  • Sartani ( es. Candesartan/Blopress, Irbesartan/Karvea,Karvezide ecc.)

Ipertensione resistente

Può capitare che nonostante un trattamento farmacologico ottimale della pressione arteriosa e avendo naturalmente escluso cause di ipertensione secondaria, non si riesca a riportare nella norma i valori pressori; in questo caso si parla di “ipertensione resistente”.
L’adozione di uno stile di vita sano è comunque efficace sia come prevenzione che associato ad una terapia farmacologica; deve però essere protratto nel tempo con la giusta attenzione che merita.

Fonti:

http://www.salute.gov.it

https://www.msdmanuals.com

SIIA (Società italiana dell’ipertensione arteriosa)

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Dott.ssa Valeria Colucci
Dott.ssa Valeria Colucci

Farmacista di professione, nutre una profonda passione per la divulgazione scientifica.

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Francesco Laterrenia
Francesco Laterrenia
29 Aprile 2020 8:55

Spiegazione molto chiara. Grazie

Giacomo Rosato
Giacomo Rosato
28 Aprile 2020 22:23

La dottoressa è stata molto chiara ed esaustiva. Grazie. Giacomo Rosato

Leonardo
Leonardo
28 Aprile 2020 21:08

Ottima presentazione! Chiara ed esaustiva ma soprattutto accessibile ai più anche a non addetti ai lavori. Una giovane farmacista competente che merita attenzione.