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Ormesi: “È proprio la dose a fare il veleno?”

La parola ormesi deriva direttamente dal verbo greco ormao, che significa stimolare.
Proprio il medico Ippocrate fu il primo ad abbozzare la teoria dell’ormesi osservando gli effetti dell’Elleborus Niger. Questa pianta, normalmente capace di provocare una sintomatologia simile a quella del colera, poteva, in piccolissime dosi, limitare i danni proprio di questa patologia.
In base a queste osservazioni, cominciò a prendere forma il concetto dell’ormesi, secondo il quale, una stessa sostanza può avere effetti benefici/stimolanti a basse dosi sebbene dannosi ad alte dosi.
La vera storia dell’ormesi ebbe inizio con le teorie di Paracelso. Il medico rinascimentale Theophrastus Bombastus von Hohenheim aveva, infatti, compreso che l’assunzione di piccole quantità di sostanze tossiche poteva portare effettivamente ad una risposta positiva. La famosa frase che ogni farmacista o medico hanno sentito pronunciare durante i primi passi nella tossicologia è proprio da attribuirsi a Paracelso: “Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto”.

Non confondiamo ormesi e mitridatizzazione

Mitridate VI, antico re del Ponto, temendo di essere avvelenato e perdere la corona, fu la leggendaria figura che ispirò questo concetto. Egli, infatti, assumeva ogni giorno, in modo regolare, piccole quantità di veleni, sino a divenirne effettivamente immune. Ecco che la mitridatizzazione passò da leggenda a successo poiché si dice mitridatismo quella condizione di immunità che il soggetto raggiunge, rispetto ad un veleno, mediante l’assunzione costante di dosi non letali dello stesso.
Quindi, se ci pensiamo, è molto diverso dall’ormesi come concetto, anche se non è difficile fare confusione.
Semplicemente, secondo la teoria ormetica, l’organismo può adattarsi all’assunzione di piccole dosi di sostanze nocive traendone un vero e proprio beneficio (la mitridatizzazione invece si focalizza su immunizzazione e resistenza).

Ormesi e arsenico

Proprio sulla falsa riga degli insegnamenti di Paracelso, durante il Rinascimento, le donne erano solite ingerire biscottini a base di arsenico in una dose non letale, o almeno non immediatamente. L’arsenico, distruggendo i globuli rossi, regalava alla donna un incarnato malaticcio ma bianco, assai apprezzato.
Questa pratica venne poi ripresa durante l’Epoca Vittoriana poiché, secondo gli esperti, questa sostanza possedeva proprietà medicinali e cosmetiche che potevano aiutare bellezza femminile e virilità maschile. La sua somministrazione, in minime dosi ed in modo continuativo, era tollerata ed addirittura consigliata. A tal proposito, in commercio, si trovavano i Wafer del Dott. Rose, snack che s’ispiravano ai biscottini all’arsenico precedentemente noti durante il Rinascimento. Paradossalmente, questi biscotti potrebbero essere considerati una sorta di ancestrale integratore alimentare che aiutava la pelle, dall’interno, a mantenere o raggiungere un certo aspetto.

Ormesi e radioattività

La teoria dell’ormesi vede la sua più grande applicazione e probabilmente anche lo scandalo negli anni ’20 del ‘900, quando la scoperta del Radio da parte di Marie Curie fu di grande utilità quanto di grande pericolo pubblico. Il radio, infatti, veniva visto come un nuovo ingrediente miracoloso, così incredibile che poteva essere associato a qualunque prodotto. I beni commerciali a base di radio erano diventati la norma. Addirittura, molti commercianti utilizzavano il claim “Radioattivo” per vendere maggiormente un prodotto, anche quando in esso non era effettivamente contenuto radio. Tutto era radioattivo, tutto doveva essere radioattivo: dai dentifrici, ai giocattoli per i bambini, dall’acqua potabile, sino ai cosmetici.
Nonostante Hermann Joseph Muller, anche in risposta ai fatti cronaca dell’epoca, avesse scoperto gli effetti mutageni delle radiazioni, sciacalli ed imprenditori senza scrupoli continuarono comunque a produrre ogni sorta di preparato, rimedio e manufatto declamandone le miracolose proprietà curative sulla base dell’ormesi.

BIBLIOGRAFIA

Osvaldo Sponzilli – Il fenomeno dell’Ormesi può spiegare il meccanismo di azione dell’omeopatia: Stessa sostanza con effetti molto diversi
Amendola A., Cerioli N.L., Migliore L., 2006. Ormesi: la rivoluzione dose/risposta. Monografie APAT, pp. 1-31.
Amendola A., Cerioli N.L., Migliore L., 2008. Ormesi. Enciclopedia Medica Italiana, , III
Aggiornamento, II tomo, coll. 2707-2714, UTET Torino.
Butler R., 2004. When toxic turns to treatment. Chem. & Industry, 10-11.

Dott.ssa Gaia Bellonzi

Laureata in CTF e Master di II livello in scienza e tecnologie cosmetiche

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