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Smalto e Saturimetro: vanno d’accordo?

Il 2020 è stato un anno strano: ci ha messi a dura prova; ha saggiato le nostre capacità di adattamento; ci ha resi tanto uniti, ma al tempo stesso anche così divisi. Una cosa è certa: è l’anno della riscoperta del saturimetro, un dispositivo medico da sempre utile nella pratica clinica, a molti sconosciuto prima dell’attuale pandemia.

Vi pongo una domanda: dal momento che tale strumento a forma di pinza viene posizionato sul dito del soggetto per effettuare la misurazione, lo smalto interferisce con la lettura?

Una delle raccomandazioni che viene fatta a chi deve recarsi in ospedale per un ricovero è proprio quella di arrivare senza smalto; nelle ambulanze, inoltre, si trova sempre una boccetta di acetone pronta all’uso. È solo un caso?

Procediamo con ordine.

Che cos’è il saturimetro?

Il saturimetro, anche noto come pulsossimetro  o ossimetro, è un dispositivo in grado di fornire, in maniera rapida e non invasiva, indicazioni preliminari molto importanti circa la funzionalità respiratoria e la frequenza cardiaca del paziente. Consente, infatti, di verificare la saturazione di ossigeno dell’emoglobina presente nel sangue arterioso periferico (SpO2), l’eventuale stato di ipossia del soggetto, l’intensità delle pulsazioni e, parallelamente, la frequenza cardiaca.

È uno strumento semplice da utilizzare?

Risposta affermativa. Si tratta di un dispositivo automatizzato: può essere pertanto impiegato con facilità non solo in ambito medico-sanitario, a livello ospedaliero e sui mezzi di soccorso, ma anche in ambiente domestico da personale non sanitario e non specializzato.

Per quanto riguarda i valori riportati, quando è il caso di preoccuparsi?

Valori di saturazione di ossigeno superiori al 95% sono considerati normali. Se il paziente presenta valori inferiori a tale percentuale, è in condizione di ipossiemia. In parole semplici? Il sangue arterioso del soggetto contiene una quantità di ossigeno più bassa rispetto alla norma. In funzione del grado di saturazione di ossigeno, l’ipossiemia può essere definita:

  • Lieve: quando il saturimetro rileva valori compresi fra il 91% e il 94%;
  • Moderata: per valori compresi fra l’86% e il 90%;
  • Grave: per valori uguali o inferiori all’85%.

Un valore di saturazione pari al 100% in condizioni normali, ossia in assenza di somministrazione artificiale di ossigeno, potrebbe essere indice di iperventilazione: si potrebbe verificare, quindi, un aumento della frequenza degli atti respiratori in condizioni di riposo. Qual è la conseguenza? Che la quota di anidride carbonica eliminata col respiro supererebbe quella prodotta dall’organismo.

Come funziona il saturimetro?

La misurazione fornita da tale strumento si basa sulla spettrofotometria. Nello specifico? Sull’emissione di fasci di luce rossa (660 nm) e infrarossa (940 nm) che attraversano tutti i tessuti del dito del paziente sul quale è posizionato lo strumento, per poi giungere ad un rilevatore. Durante il percorso, queste radiazioni luminose vengono assorbite dell’emoglobina:

  • L’emoglobina legata all’ossigeno assorbe soprattutto nella luce infrarossa (940 nm);
  • L’emoglobina non legata all’ossigeno assorbe principalmente nella luce rossa (660 nm).

Come si ricava il valore di saturazione di ossigeno che viene visualizzato sul monitor del dispositivo?

I parametri considerati sono:

  • La differenza di assorbimento tra l’emoglobina legata all’ossigeno e quella non legata;
  • La differenza fra la quantità di radiazione luminosa emessa e quella finale rilevata.
Noto il suo funzionamento, lo smalto influenza la lettura?

Sono stati condotti numerosi studi scientifici sull’argomento, prendendo in esame aspetti differenti: dal tipo di smalto, al colore, alla presenza o meno di glitter, al numero di passate effettuate, alla tipologia di saturimetro impiegato per effettuare la misurazione. Tali ricerche, tuttavia, non ci consentono di risolvere la questione con un’affermazione univoca: in letteratura, infatti, è possibile trovare articoli scientifici con le medesime conclusioni, con risultati simili ma non del tutto identici o, addirittura, con esiti contrastanti.

Qualche esempio?

Ecco una carrellata dei risultati ottenuti da vari studi scientifici, disponibili in letteratura:

  • Smalti di colori diversi interferiscono in maniera differente con la lettura del saturimetro: lo smalto deve essere, quindi, rimosso prima della misurazione;
  • Esistono delle differenze in base alle colorazioni, ma queste non alterano la lettura dello strumento in misura rilevante;
  • I colori scuri interferiscono di più rispetto a quelli chiari;
  • La presenza di glitter non determina differenze significative;
  • Tutte le colorazioni interferiscono con le letture del saturimetro, ad eccezione del rosso;
  • Lo smalto rosso altera la lettura in misura più rilevante rispetto a colori quali il prugna, il caffelatte e il cioccolato.

Vien da sé che, per provare a rispondere ad una domanda così controversa, sia buona norma non soffermarsi sul singolo studio.

E allora?

Com’è più opportuno muoversi per non rischiare di annegare nel mare di articoli scientifici che il web mette a disposizione?

È possibile far riferimento a delle reviews, cioè a delle revisioni della letteratura che hanno preso in esame diversi articoli sull’argomento. È proprio non soffermarsi sul particolare, infatti, che consente di mantenere quella visione di insieme, indispensabile per analizzare al meglio il problema.

Da queste reviews che cosa emerge?

Le revisioni della letteratura evidenziano quanto siano numerose le variabili da prendere in esame. Sono, infatti, da considerare:

  • La tipologia di smalto;
  • Il colore;
  • Il numero di passaggi fatti per stenderlo;
  • Il tipo di saturimetro impiegato.

Alla luce degli studi scientifici esaminati, le differenze misurate sono state definite clinicamente insignificanti. Che cosa significa questo? Che tali discrepanze non hanno un peso reale sulla misura effettuata.

Che cosa incide sulla lettura? La grossa differenza la fa il saturimetro!

Per concludere: Q&A

Lo smalto classico in nitrocellulosa interferisce o meno con la lettura del saturimetro? Dipende: può interferire, ma è raro che alteri la lettura in misura rilevante.

E per quanto riguarda gli smalti in gel, i semipermanenti e le ricostruzioni?

Il discorso è differente: prodotti a base acrilica, infatti, conferiscono all’unghia uno spessore maggiore rispetto al classico smalto in nitrocellulosa e, pertanto, possono interferire con la lettura del saturimetro in misura considerevole.

Perché viene, quindi, chiesto di recarsi in ospedale senza smalto in caso di ricovero?

Per precauzione, cioè per non doversi trovare nella condizione di porsi la fatidica domanda: “La lettura effettuata è valida o meno?”. L’adozione di tale accorgimento è, probabilmente, più fondata per gli smalti acrilici rispetto a quelli a base di nitrocellulosa. 

Questa raccomandazione potrebbe diventare superflua?

Risposta affermativa: con il miglioramento tecnico dei saturimetri, la rimozione dello smalto prima della misurazione potrebbe risultare del tutto inutile.

Come sarà possibile ottenere nuove informazioni sulla questione smalto-saturimetro?

Non ha senso basarsi sull’esperienza del singolo medico o infermiere, nonostante l’elevato numero di pazienti con cui queste figure professionali si interfacciano ogni giorno. E allora? Le ricaveremo dagli ulteriori studi che saranno condotti in merito.

Perché è doveroso ricordarlo: l’esperienza del singolo è spesso troppo soggettiva e la scienza si basa sull’oggettività.

FONTI

https://stti.confex.com/stti/congrs17/webprogram/Paper85490.html

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Dott.ssa Elena Pascucci

Laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche. Master di II livello in Scienza e tecnologia cosmetiche. Si occupa della stesura di articoli di dermocosmesi.

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