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SOFFRIRE DI EMICRANIA

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre un miliardo di persone soffre di emicrania, classificandola come la terza patologia più comune a livello internazionale.

L’International Headache Society classifica l’emicrania tra le cefalee primarie di cui fanno parte anche la cefalea tensiva e a grappolo.

L’emicrania si presenta con attacchi ricorrenti tipicamente unilaterali, con pulsanti e forti mal di testa dalla durata variabile anche fino alle 72 ore ed una sintomatologia che comprende fotofobia, fonofobia, nausea e vomito. Inoltre, sembra essere prevalente tra la popolazione femminile presumibilmente a causa di sbalzi ormonali durante il ciclo mestruale, in particolare nel periodo immediatamente precedente quando si ha un notevole abbassamento dei livelli di estrogeni.

L’emicrania è una condizione cronica che compromette la qualità di vita dei pazienti, influendo sul funzionamento quotidiano, lavorativo, sociale e privato. Oltre a fattori di rischio definiti come il genere, sono stati indagati anche fattori per definizione “modificabili” per cui è prevista la possibilità di intervenire ai fini della prevenzione. Tra questi ci sono l’abuso di caffeina, l’aumento di peso corporeo e i disturbi del sonno. È stato dimostrato che un elevato e inappropriato consumo di caffeina aumenta il rischio di cronicizzazione dell’emicrania  mentre alcuni studi mostrano una forte associazione positiva tra obesità e frequenza di emicrania in soggetti con obesità, ma questa associazione sembra esistere anche tra il peso corporeo e altri tipi di cefalee.

La scarsa qualità del sonno e i disturbi del sonno sono considerati fattori di rischio per la cronicizzazione dell’emicrania. I pazienti con emicrania cronicizzata hanno mostrato una qualità del sonno peggiore con presenza di apnee notturne, mancanza di respiro e sonnolenza.

Anche la sintomatologia depressiva e ansiogena sono state indagate sia come fattori di rischio che come fattori in comorbilità con l’emicrania. La letteratura scientifica ha dimostrato  come l’emicrania, in pazienti che presentavano sintomatologia depressiva, poteva essere definita una patologia mista in cui il disturbo depressivo si presentava in concomitanza agli episodi di emicrania; l’ansia, invece, potrebbe fungere da antecedente all’emicrania e quindi precederla.

Al contrario, uno studio ha concluso che le emicranie potrebbero predire l’insorgenza della sola depressione influendo negativamente sulla prognosi. La sintomatologia depressiva e l’emicrania sono state studiate anche dal punto di vista neurobiologico, confermando che entrambe sono  associate ad un basso livello dei recettori della serotonina. Continuano così ad essere indagati  tutti quei fattori comuni  legati allo stress psicosociale, alle cattive abitudini di vita, al comportamento di evitamento tipico della sintomatologia ansiosa e depressiva  e anche ai meccanismi biologici.

Alterazioni dei circuiti serotoninergici, disfunzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, fattori ormonali e genetici, processi infiammatori sono solo alcuni dei fattori che accomunano l’insorgenza e la coesistenza dell’emicrania e del disturbo depressivo. Per quanto riguarda invece il disturbo d’ansia generalizzato, questo  è spesso in comorbilità sia con l’emicrania che con il disturbo depressivo maggiore,  rafforzando quindi le evidenze di associazioni tra disturbi ma aprendo le porte ad un altro oggetto di studio: tenendo conto del forte legame già esistente tra ansia e depressione, gli studiosi vogliono comprendere quanto l’ansia sia predominante sulla comparsa dell’emicrania.

Ai fini diagnostici, per una valutazione psicofisiologica completa, sarebbe bene sottoporre il paziente ad una valutazione che tenga conto della condizione psico-fisica, della condizione affettiva ed emotiva, dei parametri per la percezione soggettiva del dolore. Inoltre, un approfondimento neuropsicologico potrebbe risultare utile per la valutazione del funzionamento cognitivo del paziente, valutando l’impatto dell’emicrania e della sintomatologia psichiatrica, ove presente,  sulle funzioni cognitive specifiche (es. attenzione e funzionamento esecutivo).

L’impatto dell’emicrania deve essere valutato anche in misura alla qualità di vita in termini di funzionamento psicologico, sociale e stato funzionale globale del paziente. L’uso di queste misurazioni psicologiche può migliorare la comprensione del peso dell’emicrania per il paziente, scegliendo un trattamento ad hoc.

Oltre ad un intervento di tipo farmacologico concordato con il medico competente, ad oggi sono presenti trattamenti che possono unirsi alla terapia farmacologica dando dei buoni risultati come la Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva (rTMS) (stimolazione cerebrale), le tecniche di biofeedback che comportano l’uso di sensori per rilevare e controllare i cambiamenti nella risposta fisiologica, le tecniche di rilassamento con immagini, il rilassamento indotto da esercizi di respirazione, la riduzione dei fattori di stress e la consapevolezza della sintomatologia ansiosa e depressiva, ove esiste, attraverso tecniche di psicoterapia.

 

FONTI

 

Cephalalgia 2018, Vol. 38(1) 1–21; International Headache Society 2018

Nowaczewska, M., Wiciński, M., & Kaźmierczak, W. (2020). The Ambiguous Role of Caffeine in Migraine Headache: From Trigger to Treatment. Nutrients12(8), 2259.

 

McGrath, P. J. (1999). Clinical psychology issues in migraine headaches. Canadian journal of neurological sciences26(3), 33-36.

 

Fugger, G., Dold, M., Bartova, L., Mitschek, M. M., Souery, D., Mendlewicz, J., … & Kasper, S. (2020). Clinical Correlates and Outcome of Major Depressive Disorder and Comorbid Migraine: A Report of the European Group for the Study of Resistant Depression. International Journal of Neuropsychopharmacology23(9), 571-577.

 

Jahangir, S., Adjepong, D., Al-Shami, H. A., & Malik, B. H. (2020). Is there an association between migraine and major depressive disorder? A narrative review. Cureus12(6).

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Dott.ssa Fenia Riggio

Psicologa, Psicoterapeuta in formazione. In ITF ricopre il ruolo di web editor. Inoltre si occupa della realizzazione di articoli di psicologia.

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