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Psicoterapia e Trattamento farmacologico: un connubio efficace?

Associare la psicoterapia ad un trattamento farmacologico rappresenta un intervento efficace in differenti patologie. Il connubio tra i due trattamenti continua ad essere esplorato da circa 20 anni, con risultati promettenti che ne mostrano l’efficacia per un ampio spettro di disturbi.

Alcuni di questi studi hanno indagato l’impatto di vari approcci psicoterapeutici in individui con disturbo depressivo maggiore, disturbi d’ansia, disturbi di personalità, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo da stress post-traumatico ricavandone  prove di efficacia terapeutica. In un’ottica biopsicosociale, si rende necessaria una presa di consapevolezza dell’importanza del benessere anche psicologico del paziente nell’affrontare e nel determinare, in alcuni casi, l’evoluzione della patologia. La figura dello specialista e psicoterapeuta nei reparti di oncologia, di cardiologia, di chirurgia bariatrica, di terapia del dolore, di reumatologia, di neurologia e affini, sta rafforzando il concetto di cura intesa come presa in carico ad ampio spettro e non solo dal punto di vista farmacologico. Il concetto di terapia integrata è un concetto recente, secondo il quale non bisogna prediligere un trattamento rispetto ad un altro, se non solo per il benessere generale del paziente. Studi al neuroimaging confermano quanto l’approccio psicoterapeutico generi cambiamenti nell’attività cerebrale, aumentando le connessioni neurali e paragonando la psicoterapia ad un vero e proprio processo di apprendimento che “si serve della biologia della mente per curare la malattia mentale”.

Studi su pazienti depressi e su pazienti ansiosi hanno mostrato come il miglioramento sintomatico a seguito di approcci psicoterapeutici è stato accompagnato da un miglioramento dell’attività in differenti strutture quali le aree frontali e temporali, la corteccia cingolata, il nucleo caudato, il giro ippocampale, i circuiti talamici migliorando inoltre le performances cognitive del paziente. E ancora, studi su soggetti sottoposti sia al trattamento psicoterapico che al trattamento farmacologico, hanno mostrato come il trattamento combinato  sia più efficace rispetto ai singoli trattamenti.

 

Alcune meta-analisi sul disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) affermano che sia la psicoterapia che la farmacoterapia producono sostanziali diminuzioni dei sintomi del DOC, rilevando una sostanziale percentuale di miglioramento con il trattamento combinato rispetto ai trattamenti singoli. Stesse evidenze si evincono dal corposo studio riguardo il disturbo da stress-post traumatico (PTSD) in cui la letteratura ha evidenziato come il trattamento combinato di farmaci e psicoterapia porti a risultati positivi per i pazienti che soffrono del disturbo. Inoltre, per i casi in cui l’approccio psicoterapeutico non è applicabile, la neurostimolazione ha dimostrato effetti duraturi sulle funzioni cognitive anche in soggetti durante la riabilitazione sia in fase acuta che cronica, come nei traumi cranici.

La scelta dei trattamenti da effettuare richiede quindi una multidisciplinarietà di trattamento che deve scegliere la collaborazione di più professionisti e delle diverse metodologie scientifiche di approccio.

Ancora oggi, è messa in discussione l’efficacia del supporto psicologico e psicoterapeutico a fronte di un approccio farmacologico valido e attendibile ma che, nell’opinione comune, inizia a vacillare a causa della troppa facilità a reperire informazioni spesso errate e che mancano di una lettura critica e consapevole.

Privilegiare un trattamento rispetto ad un altro non è sempre una scelta adeguata, piuttosto è necessario sottolineare l’importanza di entrambi gli interventi che agiscono in maniera differente ma che hanno obiettivi comuni in molti casi di patologia conclamata. Come in ogni terapia farmacologica e  come in ogni intervento psicologico e riabilitativo, va ribadita l’importanza di “cucire” addosso al paziente il trattamento per renderlo il più individuale possibile.

Per il futuro, si auspicano studi in grado di garantire l’adeguatezza del metodo scientifico, al fine di testare l’effetto della psicoterapia e del farmaco in periodi di tempo prolungato. È anche necessario includere una valutazione di follow-up, al fine di esaminare se l’effetto dell’intervento si mantiene anche dopo un certo lasso di tempo.

 

FONTI

Kamenov, K., Twomey, C., Cabello, M., Prina, A. M., & Ayuso-Mateos, J. L. (2017). The efficacy of psychotherapy, pharmacotherapy and their combination on functioning and quality of life in depression: a meta-analysis. Psychological medicine47(3), 414-425.

 

Professor Dr Borwin Bandelow, Ulrich Seidler-Brandler, Andreas Becker, Dirk Wedekind & Eckart Rüther(2007) Meta-analysis of randomized controlled comparisons of psychopharmacological and psychological treatments for anxiety disorders, The World Journal of Biological Psychiatry, 8:3, 175-187.

Eddy KT, Dutra L, Bradley R, Westen D. A multidimensional meta-analysis of psychotherapy and pharmacotherapy for obsessive-compulsive disorder. Clin Psychol Rev. 2004 Dec;24(8):1011-30. doi: 10.1016/j.cpr.2004.08.004. PMID: 15533282.

 

Carl, E., Witcraft, S. M., Kauffman, B. Y., Gillespie, E. M., Becker, E. S., Cuijpers, P., … & Powers, M. B. (2020). Psychological and pharmacological treatments for generalized anxiety disorder (GAD): a meta-analysis of randomized controlled trials. Cognitive behaviour therapy49(1), 1-21.

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Dott.ssa Fenia Riggio

Psicologa, Psicoterapeuta in formazione. In ITF ricopre il ruolo di web editor. Inoltre si occupa della realizzazione di articoli di psicologia.

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