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Covid-19 e quarantena: come gestire ansia e paura, ne parla la Psicologa.

Coronavirus: modo d’uso e controindicazioni

Allerta e paura sono emozioni pervasive ma profondamente utili, selezionate nel corso dell’evoluzione proprio in virtù del loro scopo adattivo e di sopravvivenza.

Se però da un lato la paura ci tiene ad una ragionevole distanza dal rischio, dall’altro lato è importante poterla dosare in maniera proporzionata al reale pericolo, onde evitare che sfoci in cieco allarmismo, o peggio, in panico.

Nonostante lo stato emergenziale, i decessi per motivi diversi dal Coronavirus rimangono ben più frequenti. Tuttavia, il contagio rapido, la non familiarità con l’epidemiologia e la risonanza mediatica sono ingredienti che stanno gettando nel terrore una buona parte della popolazione. 

Ora come mai risulta allora importante cercare di gestire la paura, mettendo in atto comportamenti adeguati e pensieri più razionalmente fondati.

Perché è importante gestire la paura?

Senza l’intenzione di sovrastimare né di sottovalutare l’emergenza, una giusta considerazione della situazione è forse l’unica vera chiave per affrontarla, forti di una rinnovata responsabilità e resilienza.

Basti pensare alle conseguenze dell’11 settembre per avere un esempio parallelo di quanto il panico conduca a scelte individuali avventate e controproducenti, tali da rivelarsi poi dannose per la collettività intera. In seguito agli attentati, infatti, la paura per i voli aerei spinse molti americani a spostarsi in macchina anche su lunghe percorrenze, con il risultato oggettivo di un incremento di decessi per incidenti stradali, doppio rispetto alle vittime dell’attentato.

Come fare per gestire la paura?

Per controllare la crescita sproporzionata di ansie individuali e panico collettivo, diamo dei suggerimenti o spunti di riflessione per attraversare con un pizzico di serenità in più questi giorni che si prospettano forse più bui.

Come visto nell’articolo precedente di questa rubrica (https://www.il-tuo-farmacista.it/psicologia/al-tempo-del-coronavirus-quando-il-contagio-della-paura-supera-la-paura-del-contagio/), il contagio collettivo del panico sa essere virale al punto da indurre ad ignorare dati oggettivi e capacità di giudizio. L’emotività fuori controllo restringe il campo razionale e porta ad agiti impulsivi, messi in atto per placare l’ansia che si avverte.

In tal modo si producono comportamenti irrazionali che possono ulteriormente alimentare stress, in un circolo vizioso di ansie che alimentano altre ansie.

E invece no! Fermiamoci, respiriamo profondamente, e sforziamoci di pensare lucidamente. 

Per il bene nostro, e di tutti.

Iniziamo da noi..

La rarefazione e il silenzio possono essere un’opportunità di consapevolezza e conoscenza di sé stessi.

Non sprechiamola! 

Fuori dallo stress della routine quotidiana, prendiamoci del tempo per riconsiderare a mente più libera le reali priorità dell’esistenza. Osserviamoci e mettiamo a tacere il tanto rumore di fondo che troppo spesso ci allontana dal nostro essere. Se da una parte può essere difficile o anche doloroso lasciar emergere i tratti sepolti della nostra emotività, quanto mai come ora è importante rivalutare le regole del gioco e ristabilire un po’ d’ordine nella psiche spesso bistrattata. Riscopriamoci, come esseri sensienti, nelle nostre capacità, passioni ed interessi. 

E diamoci una nuova possibilità, perché, purtroppo o per fortuna, situazioni così eclatanti non ricapiteranno nel breve termine.  

..ripensiamo al noi nella comunità..

Ricordiamoci che stiamo affrontando un fenomeno collettivo, non personale! Tutti quanti siamo chiamati ad un comportamento di responsabilità, ed ognuno può dare il suo contributo. È importante fare in modo che nessuno resti davvero isolato, e le nuove tecnologie ed i social sono ora quanto mai d’aiuto. 

Non dimentichiamoci di tutelare i bambini, fornendo loro spiegazioni in modo adeguato.

Le distanze sono solo quelle che ci imponiamo. Ci sono tante modalità di essere vicini ad una persona, e la presenza fisica è solo uno di questi. 

Dimostriamo di saper esserci. 

Ribadiamolo e diamo la nostra disponibilità senza il timore di poter chiedere il contrario, che sia ad amici o a professionisti. Non c’è nulla di male a condividere e ricercare rassicurazioni e solidarietà. È il lasciapassare più profondo che ci riscatta come esseri umani.

..e, oltre la teoria, ricordiamo la buona pratica per affrontare il coronavirus

L’Istituto Superiore di Sanità ha stilato un decalogo di semplici azioni di prevenzione individuale (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_433_allegato.pdf), che oltre al far parte di un senso civico di igiene ed educazione nella quotidianità, risultano, in questo frangente, utili per contenere i rischi di contagio per noi stessi e per chi ci è vicino. 

Rispettare rigorosamente le indicazioni ufficiali delle autorità di Sanità Pubblica è una tutela preziosa per tutti.

In aggiunta, saper contenere questo stato di allarme psicologico permanente è possibile solo evitando la sovraesposizione alle informazioni dei media, cioè alla cosiddetta “infodemia” dilagante. 

Se necessario, verifichiamo gli aggiornamenti solo da fonti affidabili ed accreditate: 

– Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus 

– Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/ 

Al di là delle contraddizioni e delle problematiche della nostra nazione, teniamo ben presente che ogni giorno medici, infermieri, farmacisti, biologi ed operatori sanitari in senso più ampio si scontrano con le difficoltà pesanti che la situazione impone. Permettiamogli di fare il loro lavoro e fidiamoci della loro professionalità. 

Sulla peste di Milano del Seicento, Manzoni scriveva “il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”. Dopo qualche centinaio di anni e di consapevolezza scientifica, permettiamoci di non affidarci necessariamente al buon senso, che in casi come questi è spesso fuorviante.

Ricordiamoci sì di essere umani e di avere delle emozioni. Ma oltre a non essere tuttologi, abbiamo una responsabilità individuale e collettiva per la salvaguardia ed il benessere di tutti. 

La psicologia ci insegna quali sono le difficoltà reali alla rappresentazione oggettiva della situazione. 

Insieme ad essa, la medicina ci offre l’unica vera possibilità di sopravvivenza. Rimettiamoci allora nelle mani della razionalità e della scienza.

Se davvero vogliamo che vada tutto bene, facciamolo. E facciamolo ora.

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