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LE IBD: DAL MORBO DI CROHN ALLA COLITE ULCEROSA 

IBD: definizione ed eziologia

Con il termine IBD (Infiammatory Bowel Disease) si identificano le malattie infiammatorie intestinali croniche; tra di esse ricordiamo il Morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

Si tratta di patologie caratterizzate da un’ infiammazione che  può riguardare in maniera specifica il colon retto (Colite Ulcerosa) oppure qualsiasi tratto del tubo digerente  (Morbo di Crohn).

L’eziologia delle suddette patologie rimane sconosciuta, ma si suppone che l’infiammazione sia dovuta ad una risposta immunitaria innescata dalla flora batterica intestinale in pazienti con una predisposizione genetica multifattoriale; in risposta all’azione anomala del sistema immunitario, si genera un’infiammazione cronica che stravolge sia l’anatomia che la funzionalità dell’intestino stesso. 

Sembrerebbe che nell’eziologia delle malattie siano coinvolti anche fattori ambientali: ad esempio, diversi studi hanno dimostrato  che un consumo costante  di cibi ricchi in proteine di origine animale o di acidi grassi polinsaturi causi l’ aumento del rischio di insorgenza della colite ulcerosa. Analogamente, il fumo di sigaretta contribuisce ad aumentare il rischio di contrarre il Morbo di Crohn. 

Analogie e differenze delle patologie

La differenza principale tra le due malattie è riscontrabile tramite colonscopia e risiede nella localizzazione dell’infiammazione. Come precedentemente accennato, la malattia di Crohn può colpire in maniera indistinta diverse parti dell’intestino, anche se  nella maggior parte dei casi colpisce principalmente l’ileo terminale (ultima parte dell’intestino) ed il colon, il cui tratto principalmente colpito è quello ascendente.

La colonscopia può far emergere la presenza di ulcere, afte e talvolta anche stenosi (restringimento) dell’ileo terminale.

Nella rettocolite ulcerosa, invece, le ulcere sono sempre presenti; l’infiammazione è localizzata esclusivamente a livello del colon e del retto e può estendersi solo per un tratto o per tutta la loro lunghezza. La parte del colon maggiormente colpita è quella discendente: si parla in questo caso di colite sinistra; se l’infiammazione riguarda tutto l’organo, si parlerà invece di pancolite. 

La diversa localizzazione della malattia si accompagna ad una sintomatologia diversa.

Le due malattie sono spesso accomunate da dolori addominali, diarrea, flatulenza, presenza di muco nelle feci, vomito e  perdita di peso, ma presentano anche notevoli differenze che ne permettono una diagnosi differenziale.

Nella rettocolite ulcerosa il sangue nelle feci è sempre presente; è raro invece nella malattia di Crohn. Viceversa, le fistole anali sono riscontrabili nel morbo di Crohn ma non nella colite ulcerosa. Infine, caratteristiche del morbo di Crohn sono le stenosi dell’ileo, evidenziabili durante una prima visita mediante palpazione della parte inferiore destra dell’addome percependo la presenza di una massa. 

Come curare le IBD

Ad oggi, il trattamento farmacologico di queste patologie consiste spesso nell’uso di farmaci appartenenti a classi farmacologiche differenti, ma accomunate da un’attività antinfiammatoria che riduce drasticamente i sintomi delle malattie.

Mesalazina

Uno dei farmaci maggiormente utilizzati è la Mesalazina, appartenente alla famiglia degli Amminosalicilati, un principio attivo ad attività antinfiammatoria di tipo non steroideo che esplica la sua azione a livello della mucosa intestinale, andando ad inibire la sintesi di prostaglandine, trombossani e leucotrieni coinvolti nei processi infiammatori.

La mesalazina può essere somministrata sia per via orale (sottoforma di capsule o compresse) che per via rettale (come schiuma, supposte o gel): nel primo caso è indicata nel trattamento sia del morbo di Crohn che della rettocolite ulcerosa; nel secondo caso, invece, è utilizzata  nel trattamento della rettocolite ulcerosa localizzata a livello rettale. 

Glucocorticoidi

Altra classe di farmaci è quella dei Glucocorticoidi, di cui vengono principalmente utilizzati il Prednisolone, il Prednisone  e la Budesonide, che sono usati frequentemente nel trattamento di pazienti con patologia infiammatoria intestinale di grado moderato-grave. All’inizio, la fase attiva di malattia è trattata con prednisone e prednisolone per via orale alla dose di 40-60 mg al giorno, ma una volta che il paziente ha risposto alla terapia iniziale, la posologia viene ridotta per evitare l’insorgenza di effetti indesiderati sistemici. 

La Budesonide, alla dose di 9mg/die per via orale nelle forme a rilascio controllato, è usata sempre più frequentemente nel trattamento del morbo di Crohn in fase attiva di grado lieve-moderato che interessa l’ileo e il colon prossimale; sembra essere leggermente meno efficace del prednisolone nell’indurre la remissione clinica, ma induce meno effetti collaterali sistemici. 

Nell’induzione e nel mantenimento della remissione nella colite ulcerosa e nel morbo di Crohn sono risultati particolarmente utili l’Azatioprina e la 6-mercaptopurina, entrambi antimetaboliti purinici con proprietà immunosoppressive.

L’Azatioprina

L’Azatioprina, in vivo viene rapidamente convertita in 6-mercaptopurina e trasformata in una serie di analoghi della purina che interferiscono con l’attività di linfociti B e linfociti T. Sono somministrati per via orale e, nella maggior parte dei pazienti che necessitano di terapia a lungo termine con glucocorticoidi, gli analoghi delle purine consentono di ridurne la posologia limitandone così gli effetti secondari indesiderati.

Una delle citochine pro infiammatorie fondamentali nella fisiopatologia delle IBD è il TNF alfa (Fattore di Necrosi Tumorale) e l’utilizzo di antagonisti al TNF stesso è una delle strategie terapeutiche maggiormente utilizzate.

Anticorpi monoclonali

L’Infliximab ne è un esempio; è un anticorpo monoclonale chimerico di tipo IgG diretto contro il TNFα che allevia l’infiammazione e gli altri sintomi correlati alle IBD. E’ generalmente utilizzato nel caso in cui non ci sia stata risposta adeguata all’utilizzo di altri farmaci ed è somministrato per via endovenosa alla dose di 5mg/kg, seguita da una infusione supplementare a 2 settimane dalla prima infusione. 

FONTI: 

  • Farmacologia generale e clinica (Ed.8) –  B. G. Katzung, S. B. Masters, A. J. Trevor – Piccin-Nuova Libraria – 2011.
  • Inflammatory bowel disease: clinical aspects and treatments – Marc Fakhoury, Rebecca Negrulj, Armin Mooranian, Hani Al-Salami – Journal of Inflammation Research – 2014.

A cura della Dott.ssa Ornella Annicchiarico

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