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Come nasce un rossetto in stick?

I rossetti: da sempre rientrano tra i prodotti make-up più acquistati dalle donne; ci fanno sentire eleganti, donano quel tanto di colore che basta ad illuminare un viso spento, ci mettono di buon umore e fanno risaltare il nostro sorriso: quasi li annovererei tra i superpoteri! Li troviamo lì, sugli espositori di profumerie, farmacie, erboristerie, negozi monomarca, supermercati. Entriamo per comprare dell’altro, ma nella maggior parte dei casi finisce così: usciamo con gli acquisti che ci eravamo prefissate…e anche con un nuovo rossetto; perché si sa: “Quella tonalità mi mancava, la stavo cercando da mesi: non potevo lasciarlo lì!”

Ma, vi siete mai chiesti come nasce un rossetto in stick?

In configurazione classica, il rossetto è realizzato in fusione lipo-cerosa colata in stick. Detto in parole più semplici? Le materie prime fuse vengono colate in un apposito stampo che consente al cosmetico di assumere l’aspetto finale che tutti conosciamo.

Nello specifico, il processo alla base della produzione di un rossetto è organizzato in 2 fasi:

  1. Preparazione del bulk (materiale sfuso);
  2. Colaggio.

In che cosa consiste la preparazione del bulk?

Le materie prime, dopo essere state accuratamente pesate, vengono introdotte nel turbo-miscelatore secondo una metodica ben precisa.

Distinguiamo le materie prime che andranno a costituire lo stick in 3 fasi che, per semplicità, possiamo immaginare come 3 grandi becher:

Becher A: contiene gli oli, responsabili della brillantezza e della resistenza dello stick;

Becher B: con all’interno lacche e pigmenti, che conferiscono al rossetto quei colori di cui ci innamoriamo;

Becher C: contiene le cere e i corpi grassi, responsabili della struttura plastica e dell’azione filmogena.

Metodo: Gli oli, precedentemente pesati nel becher A, vengono introdotti all’interno del turbo-miscelatore e portati ad una temperatura di 70°C circa. Agli oli, sotto lenta agitazione, viene aggiunto il contenuto del becher B (lacche e pigmenti).

Le cere e i corpi grassi, precedentemente pesati all’interno del becher C, vengono portati a fusione a parte, ad una temperatura di 75-90°C circa.

Si procede, quindi, alla miscelazione delle due fasi: alle cere e ai corpi grassi precedentemente fusi (becher C) si incorpora, sotto agitazione, la miscela di oli, lacche e pigmenti (becher A+B).

È preferibile lavorare sottovuoto, al fine di evitare di incorporare aria nel bulk.

Una volta preparato il bulk ed eseguiti i controlli di conformità (aspetto, colore, stabilità nel tempo, ecc.), il prodotto sfuso viene scaricato e stoccato in panetti omogenei impacchettati in polietilene.

E il colaggio, in che cosa consiste?

Per poter procedere al colaggio, i panetti di bulk, precedentemente stoccati, vengono sciolti sotto lenta agitazione in fusori provvisti di rubinetto sul fondo. Il bulk da fondere può essere portato ad una qualsiasi temperatura? La risposta è no: la massa è fusa ad una temperatura di circa 10°C superiore alla temperatura di fusione dello stick. Cosa si verifica se raggiungo temperature troppo elevate?  Quest’ultime possono portare alla precipitazione dei pigmenti e allo smiscelamento delle masse.

Una volta fuso, il bulk viene fatto percolare negli appositi stampi. Questi ultimi sono costituiti da blocchi di alluminio dotati di cavità realizzate, per forma e per diametro, secondo il modello dello stick progettato.

Quali accorgimenti vengono presi?

  • Gli stampi vengono spruzzati con materiale di distacco, generalmente silicone, per facilitare l’estrazione dello stick dopo il colaggio. Gli impianti di ultima generazione utilizzano sistemi di stampaggio con ogive in silicone che, quindi, non necessitano di siliconatura.
  • Gli stampi sono preriscaldati per evitare shock termici al prodotto.
  • Una volta colata la massa fusa, gli stampi vengono immediatamente raffreddati. È proprio tale shock termico a conferire una maggior brillantezza alla superficie dello stick.

Quali sono i parametri critici da tenere sotto controllo?

Dagli accorgimenti presi, vien da sé quanto la temperatura sia un parametro fondamentale per la nascita di un rossetto in stick. Nello specifico, è indispensabile monitorare:

  • La temperatura del bulk;
  • La temperatura dello stampo;
  • La temperatura dell’area refrigerata (o il tempo di permanenza).

Queste temperature influiscono, infatti, sulla qualità di cristallizzazione delle cere e, se non adeguatamente controllate, possono condurre a non conformità qualitative del prodotto finito.

Un altro parametro da tenere in considerazione è la velocità di raffreddamento: è in funzione di tale velocità che la massa cerosa si solidifica in modo diverso e che, di conseguenza, il pezzo stampato potrà risultare più o meno rigido. Raffreddandosi, infatti, la massa si ritira:

  • sulla superficie esterna si concentra la parte cerosa più rigida, che va a formare una sorta di crosticina;
  • l’interno dello stick rimane più morbido.

Durante l’applicazione, la crosta esterna si rompe, rilasciando il prodotto.

Dimmi che difetto presenta il rossetto “finito” e te ne svelerò la causa

Ecco una carrellata dei difetti legati al colaggio che possono presentarsi sul prodotto finito:

  • Incrinature o rotture: sono correlate all’eccessiva adesione dello stick allo stampo, che si può verificare per la carente lubrificazione dello stampo stesso con il silicone.
  • Deformazioni: possono essere attribuite ad interazioni nel processo di solidificazione (es. raffreddamento troppo veloce).
  • Buccia d’arancia: è legata ai residui di silicone, utilizzato per lubrificare lo stampo, che rimangono sullo stick.
  • Bolle d’aria: se al momento del colaggio il bulk non è completamente disareato, si evidenzieranno sulla superficie piccoli buchi, corrispondenti alle bolle d’aria intrappolate.
  • Venature: si ha una disomogenea stratificazione del prodotto che può essere attribuita all’impiego di uno stampo troppo freddo, al bulk non abbastanza caldo o ad un colaggio troppo lento.
  • Striature: si ritiene siano dovute all’affioramento del biossido di titanio durante la lavorazione.

Passaggi finali

Lo stick viene inserito nel packaging primario scelto ed è eseguita la fiammatura: il rossetto viene fatto passare rapidamente ruotando davanti ad una fonte di calore (aria calda, fiamma, raggi infrarossi), per esserne investito integralmente. Si produce così una fusione leggera della superficie che, risolidificando, assume un aspetto lucido e omogeneo.

Curiosità che fanno sorridere

Una procedura analoga, basata sulla preparazione di una massa fusa che viene colata in un apposito stampo che consente al prodotto di assumere l’aspetto finale desiderato, si ritrova in tecnologia farmaceutica. Dove? Nella produzione di supposte.

Quindi, come nasce un rossetto in stick? Esattamente come nasce una supposta!

FONTI

Manuale del Cosmetologo II edizione- 2014 Tecniche Nuove

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Dott.ssa Elena Pascucci

Laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche. Master di II livello in Scienza e tecnologia cosmetiche. Si occupa della stesura di articoli di dermocosmesi.

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