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Esercizio fisico e malattie croniche: il paziente oncologico

Cos’è il cancro?

Con questo termine si individuano un grande gruppo di malattie in cui si assiste ad una crescita anomala e senza controllo delle cellule di un organo del corpo, uno sviluppo pericoloso che può portare, in molti casi, alla morte del soggetto colpito.
Le cellule sono programmate per crescere, dividersi e poi morire dopo aver svolto il loro compito. Questa morte programmata prende il nome di apoptosi e in condizioni normali contribuisce a mantenere entro certi limiti il numero di cellule di un organismo.
Due classi di geni, regolano il ciclo vitale della cellula e svolgono un ruolo importante nello sviluppo del cancro:
– I proto-oncogeni, regolano in senso positivo la proliferazione cellulare.
– Gli onco-soppressori al contrario, limitano la proliferazione cellulare.

Apoptosi

I diversi stimoli che sopraggiungono alla cellula sembrano seguire 2 vie di segnalazione:
– Recettoriale (attivata da “segnali di morte” che giungono a specifici recettori di superficie)
– Mitocondriale (attivata da “segnali endogeni” e regolata dal mitocondrio)
Entrambe le vie convergono nell’attivazione di proteine specifiche dette caspasi, che, a loro volta determinano un’ulteriore cascata di eventi proteolittici e nucleolittici preordinati, che amplificano il segnale e portano alle tipiche modificazioni morfologiche dell’apoptosi (morte cellulare).
Nel cancro questo sistema viene meno per effetto di una mutazione genetica del DNA che permette la crescita cellulare incontrollata. Purtroppo, le mutazioni genetiche cellulari diventano sempre più comuni, tanto che, in un articolo pubblicato da Dott. Freddy Bray sul The Lancet Oncology (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), si stima che l’insorgenza sembra sia destinata a raddoppiare nei prossimi 15 anni, con un aumento del 75% entro il 2030, percentuale che sale al 90% per i paesi in via di sviluppo.

Cause

Le cause che portano all’insorgere di questa patologia possono essere di diversa origine:

– Ambientale (80-90%)
– Dieta (37%)
– Fumo di sigaretta (32%)
– Infezioni (10%)
– Comportamenti sessuali (7%)
– Agenti professionali (4%)
– Alcol (3%)
– Inquinamento (2%)
Da questi dati possiamo comprendere come sia importante cerca di eliminare più fattori possibili per poter ridurre al minimo la possibilità dell’insorgenza del cancro.

Cancro ed esercizio fisico.

Sicuramente uno degli effetti più difficili da contrastare è il senso di fatica, effetto collaterale comune del cancro e dei suoi trattamenti. Si intende un complesso di sintomi che porta ad una riduzione dell’energia fisica, delle capacità mentali. Trattare e contrastare la fatica correlata al cancro è un punto cruciale.
In passato le persone malate di cancro che soffrivano di “fatica” venivano invitate a riposare, attualmente la tendenza è esattamente opposta. Si è notato che riposare troppo risulta dannoso perché lunghi periodi di inattività possono portare ad atrofia muscolare e possono aumentare la stanchezza. Un giusto compromesso è alternare giornate di attività fisica a giornate di riposo.
L’impatto dell’Attività Fisica sulla patologia tumorale è un argomento di elevato interesse.

Relazione tra cancro e sport.

Recenti studi hanno analizzato la relazione tra Attività Fisica e carcinoma della mammella, concludendo che, le donne con tumore alla mammella che svolgono un 3-5 ore alla settimana di AF aerobica (ad esempio camminare a passo moderato) dimezzerebbero il rischio relativo di morte per tumore della mammella e nelle donne che praticano più di 3 ore alla settimana di AF vi sarebbe una riduzione del rischio assoluto del 4% a 5 anni e del 6% a 10 anni rispetto a quelle che camminano meno di un’ora alla settimana.
Attività fisica, farmaci e controindicazioni all’esercizio.
Sicuramente prima di stilare un programma, bisogna capire e comprende quali possono e devono essere i benefici da apportare, che terapia si sta usando e che effetto ha sull’organismo e in quali condizioni è meglio non intervenire.
Tra le tipologie di allenamento più interessanti, troviamo l’attività aerobica che ha come obiettivo l’incremento della capacità aerobica, della capacità di lavoro, riduzione della fatica e miglioramento della qualità di vita. Può essere svolta più volte a settimana da un minimo di 15 min ad un massimo di 40 min a sessione. Interessante è il lavoro di forza che ha come obiettivo quello del mantenimento o incremento della forza del tronco e degli arti, incremento della massima contrazione volontaria e della potenza. Possiamo allenarla tra le 2 e le 3 volte a settimana da 20 a un massimo di 30 min a sessione. Infine troviamo l’allenamento Funzionale che ha come obiettivo quello di mantenere la massima indipendenza possibile sulle attività quotidiane di base, migliorare la condizione dell’equilibrio e il passo nel cammino, può essere svolto quotidianamente.
Tra le terapie più usate nel trattamento di questa patologia troviamo:
– Glucocorticoidi: causano debolezza muscolare
– Fattori di crescita: spesso causano dolore osseo
– Chemio e immuno terapia: causano anemia, fatica e nausea e alcuni farmaci portano a miopatie e neuropatie.
– Radioterapia: causa problemi e fessurazioni cutanee che possono peggiorare e irritarsi con il sudore. Possono esserci gonfiori muscolari e articolari.
È importante adattare l’allenamento, l’intensità e la durata in base alle condizioni fisiche della persona. Ad oggi non vi sono linee guida ben definite. È buona norma conoscere/studiare la patologia la sede interessata dal tumore, la tipologia di farmaco e applicare la giusta dose di attività fisica affinchè sortisce tutti gli effetti positivi indotti.

Quando non è possibile svolgere attività fisica?

Ci sono infine condizioni in cui è sconsigliato svolgere attività fisica:
– emoglobina <10 g/dl
– globuli bianchi <3.000 µ/dl
– neutrofili <0,5 x10⁹/ml
– piastrine <50×10⁹/ml
– febbre >38°
– nausea severa
– dolore osseo
– cachessia neoplastica >30-35% del peso corporeo
– dispnea marcata durante esercizio fisico
– mancata coordinazione muscolare (atassia)

Perché l’esercizio fisico contro il tumore?

Aumenti improvvisi della glicemia, incrementano nel sangue i livelli circolanti dell’ormone ipoglicemizzante insulina e del fattore di crescita IGF-1, favorendo lo sviluppo di alcuni tumori. L’insulina diminuisce la produzione e la secrezione di IGFBP-1 aumentando così, la quota di IGF-1 libero circolante nell’organismo.
L’attività motoria ha come obiettivo di determinare un marcato aumento della sensibilità all’insulina con un conseguente abbassamento dei livelli circolante di tale ormone. Una minor quota di zuccheri circolanti nell’organismo per effetto dell’esercizio fisico, potrebbe avere ripercussioni positive ai fini dello sviluppo delle cellule tumorali. Essendo il glucosio un prodotto altamente energetico, può favorire la crescita delle cellule in via di sviluppo e allo stesso tempo diminuire la capacità del sistema immunitario, in particolare dei leucociti e delle cellule T.

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Dott. Adriano Iacobucci
Dott. Adriano Iacobucci

Laureato in Attività Motorie Preventive e Adattate ed ha conseguito il Master area Medical Clinical Exercise. Docente e delegato tecnico ELAV ed appassionato di divulgazione scientifica.

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