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La gotta o artrite gottosa: vediamo insieme gli aspetti nutrizionali

GOTTA – ASPETTI NUTRIZIONALI

La gotta (nota anche come artrite gottosa, artropatia uratica o poliartrite uricemica) è una patologia nota sin dall’antichità. In passato era definita “la malattia dei ricchi”, dato che era comune tra le persone più abbienti, le quali vivevano nell’opulenza e potevano permettersi pasti ricchi di carne e alcolici.

CHI VIENE COLPITO DA GOTTA?

Gli uomini si ammalano più frequentemente di gotta rispetto alle donne. Il rapporto è di 4:1 prendendo in considerazione donne in età premenopausale. Il rapporto si modifica leggermente (3:1) se si considerano donne in menopausa. 

La gotta è tuttora una patologia presente tra la popolazione a livello mondiale, e, stando ai dati più recenti, le persone che ne sono affette sono in aumento. La prevalenza a livello mondiale è tra l’1% e il 4%, l’incidenza invece è tra lo 0,1% e lo 0,3%.

COS’È LA GOTTA?

Alla base della patologia c’è un disordine del metabolismo delle purine. Un tratto caratteristico della gotta è l’iperuricemia, ovvero valori superiori alla norma di acido urico nel sangue. Normalmente la concentrazione plasmatica di acido urico è compresa tra 2,5 e 7 mg/100 mL. Si ha, inoltre, un accumulo di cristalli di urato monosodico a livello delle articolazioni e dei tessuti molli e conseguente infiammazione. 

Ma perché si arriva ad avere un accumulo di acido urico? L’acido urico viene prodotto normalmente a livello epatico e viene smaltito prevalentemente per via renale, con le urine. Uno squilibrio tra sintesi ed escrezione determina la condizione di iperuricemia. Nella quasi totalità dei casi di gotta il problema è relativo a una ridotta escrezione di acido urico con le urine. 

I cristalli di urato monosodico provocano il rilascio di IL-1 (interleuchina 1) e altre citochine, determinando l’infiammazione che colpisce le articolazioni. Quando l’accumulo dei cristalli è prolungato questi causano delle lesioni di tipo meccanico e quindi la comparsa della sintomatologia associata ad artrite cronica. I siti classicamente colpiti sono l’alluce, il polso, le articolazioni delle dita, il gomito, il ginocchio, le caviglie.

INTERVENTO NUTRIZIONALE

Un terzo dell’acido urico prodotto a livello corporeo è di origine alimentare. L’intervento nutrizionale sarà quindi volto alla riduzione dell’introduzione degli alimenti ricchi in purine.

Si considerano ricchi in purine gli alimenti in cui si hanno dai 100 ai 1000 mg di purine per 100g di alimento. Tra questi ci sono acciughe, fegato, reni, sardine, lievito (come integratore), cozze, animelle. Questi, e tutti gli altri alimenti ad alto contenuto di purine, non devono essere assunti da chi è affetto da gotta (sia in fase acuta che in fase di remissione).

Vengono considerati alimenti a moderato contenuto di purine quegli alimenti che contengono dai 9 ai 100 mg di purine su 100g di alimento. Questi alimenti sono ammessi, ma con moderazione (una porzione/die). Ne fanno parte carne e pesce (fatta ovviamente eccezione di quelli elencati precedentemente), alcune verdure e legumi, tra cui lenticchie, fagioli, asparagi, piselli, spinaci. 

Infine, gli alimenti in cui il contenuto di purine è trascurabile e sono quindi consentiti quotidianamente, senza limitazioni. Tra questi cereali e derivati, caffè, cioccolata, uova, oli e grassi, tè, aceto, riso, latte e formaggi, verdure (tranne quelli dell’elenco precedente), semi oleosi. In particolare, il caffè e la vitamina C sembrano poter svolgere un ruolo protettivo nei confronti della gotta. 

Sono da evitare gli alcolici, in particolare la birra. Anche il consumo di alimenti e bevande contenenti fruttosio è da limitare, quindi è bene ridurre il consumo di frutta.  

In generale sarebbe opportuno prediligere un’alimentazione salutare, volta anche a controllare le eventuali condizioni che sono spesso associate alla gotta, quali: ipertensione, sovrappeso o obesità, insulino-resistenza, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia (tutti tratti distintivi della sindrome metabolica). 

Infine, è opportuno badare a una corretta idratazione e mantenere un livello di attività fisica adeguato.

È sempre bene non ricorrere al fai da te quando si tratta di alimentazione, soprattutto quando si è in presenza di patologie. Quindi, una volta che è stata posta la diagnosi da un medico, sarebbe opportuno farsi compilare un piano alimentare specifico e personalizzato da un professionista.

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Dott.ssa Laura Kerer

Biologa nutrizionista. Si occuperà di divulgare consigli alimentari e nutrizionali per un corretto e sano stile di vita. Info: Potete contattare personalmente la dott.ssa Laura Kerer all'indirizzo di posta elettronica kererlaura@gmail.com o iltuofarmacista.web@gmail.com Potete visitare la pagina Facebook Dott.ssa Laura Kerer - Biologa Nutrizionista

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